Yvon Marcellin (OL TV): «Coronavirus? La Francia in ritardo. Bisogna rinviare l’Europeo» – ESCLUSIVA

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Yvon Marcellin, giornalista di OL TV, ha rilasciato un’intervista in esclusiva a Juventus News 24

Vista l’emergenza Coronavirus che sta allarmando l’intera Europa, l’UEFA ha annunciato il rinvio della partita tra Juve e Lione, in programma inizialmente il 17 marzo. Rimandato a data da destinarsi il ritorno degli ottavi di Champions League, con l’1-0 dell’andata firmato Tousart che sorride alla squadra di Rudi Garcia. Stop ai campionati, alle partite, rinvii e una situazione alquanto delicata: sono questi alcuni dei temi toccati nell’intervista – in esclusiva su Juventus News 24 – a Yvon Marcellin, giornalista di OL TV. Un dietro le quinte di quello che è il clima in casa Lione, posando la lente d’ingrandimento sulla situazione che caratterizza da vicino anche lo spogliatoio del club francese.

La sfida di ritorno tra Juve e Lione è stata rinviata a data destinarsi in seguito alla quarantena imposta ai giocatori bianconeri. Com’è stata accolta la notizia della sospensione del match in casa francese?

«Il rinvio della partita era prevedibile. Da settimane, infatti, seguiamo la situazione in Italia per quanto riguarda il Coronavirus. Abbiamo visto che qualche partita in Serie A si è giocata a porte chiuse, mentre altre sono state rinviate. Anche in Francia si è verificata la stessa situazione: la partita del Lione contro il Reims senza spettatori, quella di Youth League contro l’Atalanta a Coverciano, dunque il rinvio di Juventus-Lione era solo una questione di tempo. E con quello che è sfortunatamente successo a Daniele Rugani, la decisione presa non è stata una sorpresa. Ora, anche il calcio francese si è fermato per un periodo indefinito. Era ora: la salute della gente viene prima di tutto».

Quale scenario si aspetta in Europa per il proseguimento della Champions League e dell’Europa League?

«Oggi siamo tutti al buio. Non possiamo dire quando questo problema si risolverà. Dobbiamo solo aspettare, rispettando le norme sanitarie. Non importa quando si potrà giocare di nuovo, anche se ci manca già tanto…».

Lo stop è stato ufficializzato anche in Francia, con la Ligue 1 e la Ligue 2 sospese dalla Federcalcio francese. Crede che le tempistiche del decreto siano state puntuali o il provvedimento è giunto in ritardo nel vostro Paese?

«Secondo me, siamo un po’ in ritardo. Abbiamo visto che in Italia il virus si è propagato velocemente, portando così al decreto governativo di stop alle manifestazioni sportive e a tutte le attività. Quando un Paese limitrofo vive queste situazioni, serve prendere delle decisioni che si applichino nell’interesse pubblico. È l’unico modo per rallentare il contagio».

Il Lione ha adottato anche alcune misure di sicurezza per contrastare il diffondersi dell’epidemia. In cosa consistono e come cambia ora la situazione del club francese?

«Le prime misure prese dalla società erano quelle di lavarsi con cura le mani e mantenere un metro di distanza gli uni dagli altri. Norme che valevano per tutti: giocatori, staff tecnico e medico, dirigenti e lavoratori, sia in prima squadra sia all’OL Academy. Meglio prevenire che curare. Poi, con la propagazione del Coronavirus, tutti gli allenamenti si sono svolti a porte chiuse questa settimana. Il club ha gestito nel migliore dei modi questa situazione per il bene di tutti».

«Ogni giocatore reagisce in base alla propria sensibilità» ha detto Rudi Garcia in una recente intervista. Qual è il clima che si respira all’interno dello spogliatoio?

«Il clima non è molto cambiato nonostante il periodo complicato e le misure attuate. Certo, i giocatori rispettano tutte le decisioni però l’ambiente è sereno. Rudi Garcia ha detto che i giocatori devono prendersi le loro responsabilità, capire quello che succede ma senza entrare in uno stato di psicosi. Ci sono sempre i sorrisi, la gioia dell’essere insieme. È importante che vi sia questo aspetto ma, allo stesso tempo, con un gruppo molto giovane, bisogna comprendere cosa sta accadendo intorno».

Dando uno sguardo alla Juve, la positività di Daniele Rugani ha lanciato un ulteriore campanello d’allarme in Serie A. Quale credo sia lo scenario futuro in questa stagione?

«A mio parere, l’Europeo dovrebbe essere rinviato all’anno prossimo, in modo da poter permettere ai campionati nazionali di essere portati al termine. La decisione finale, però, spetterà ovviamente all’UEFA. Ci sono delle questione economiche che entrano in ballo, ma che oggi non possono e non devono essere la priorità».

In Italia sono state abbozzate tre ipotesi per concludere la stagione, in Francia si è fermato tutto, quale sarebbe il modo più giusto per concludere il campionato garantendone la regolarità?

«Ciò che è sicuro, è che non abbiamo mai vissuto tale situazione. La soluzione al problema che riguarda il calendario deve essere pensata durante questo periodo di stop. Se l’UEFA decide di rinviare l’Europeo all’anno prossimo, allora le competizioni nazionali si protrarranno fino all’estate visto che, con la presa di coscienza da parte di tutti, la pandemia sì fermerà presto. Non sarebbe giusto per me non assegnare il titolo, perché le squadre hanno lavorato per mesi per arrivare dove sono ora. Prendo l’esempio dell’Atalanta, che si sta rendendo protagonista di una della stagioni più belle della sua storia, con un quarto di finale alla sua prima partecipazione in Champions League. Non può perdere tutto. Lo sport deve premiare il merito delle squadre».

Riportando indietro la linea del tempo al 26 febbraio, la Juve è uscita sconfitta dal Groupama Stadium con la rete di Tousart. L’1-0 del Lione che ripercussioni ha avuto nelle partite successive della stagione?

«Quella partita ha fatto bene a tutta la squadra. Il Lione sta vivendo una stagione molto complicata in campionato. I risultati, il gioco non erano quelli previsti. Al momento del sorteggio degli ottavi di Champions League, nessuno dava speranze al Lione contro la Juve dei vari Ronaldo, Dybala, Pjanic, Bonucci… Al Groupama Stadium, però, i bianconeri sono sembrati sottotono. E poi, c’è stato anche un punto a favore del Lione: l’arrivo di Bruno Guimarães. È arrivato durante il mercato invernale e ha cambiato tutto: ha dato fiducia alla squadra, ha preso in mano il gioco, portando precisione e velocità. È stato l’MVP della partita, alla sua seconda apparizione con la maglia dei francesi! Dal punto di vista complessivo, penso che la vittoria sia stata meritata, anche se la Juve ha finito meglio. Il successo, però, non rende il Lione favorito per il ritorno e per la qualificazione visto il suo percorso stagionale».

Tra i giocatori che si sono messi maggiormente in mostra spicca sicuramente Houssem Aouar, accostato anche in ottica calciomercato alla Juve. L’ottimo lavoro del Lione nella crescita del giocatore sta dando i suoi risultati: crede che Torino sia la piazza giusta per il suo futuro?

«Aouar è davvero un giocatore di grande qualità. Tecnicamente è ottimo. L’anno scorso, Pep Guardiola ha detto di lui che era un giocatore “incredibile, sempre in movimento, molto tranquillo e con una buona visione di gioco”. Parliamo di Guardiola! Quest’anno, con gli infortuni di Depay e Reine-Adélaïde, è il leader dell’attacco del Lione. Ha anche indossato la fascia da capitano. Alla Juve credo che potrebbe imporsi, anche se dipende molto dallo schema tattico. È un giocatore dal profilo offensivo, per cui il ruolo perfetto per lui sembra essere quello del ‘dieci’. Non è fisico, non è velocissimo, però capisce il gioco prima degli altri».

Come potrebbe fare, dunque, il Lione a difendere il vantaggio?

«È difficile fare un pronostico, perché non sappiamo se e quando la partita si giocherà. Questa settimana, Memphis Depay ha fatto il suo ritorno in allenamento. Il Lione con Memphis non è più la stessa squadra di prima. I francesi hanno giocato sette partite a febbraio: con la Juve, il derby contro il Saint-Etienne, con il Psg in Coppa di Francia e contro il Lille in campionato. Non sappiamo, però, se sarà anche la stessa Juve… È davvero difficile, soprattutto perché tifo per le due squadre fin da piccolo, con la mia vita a Lione e una parte della mia famiglia che vive a Feletto, un paese piemontese vicino a Torino. Ma per vedere il Lione immerso in uno splendido finale di stagione dico 2-2 e l’OL agli ottavi!».