
I numeri della gara col Kosovo confermano la doppia anima di Zhegrova: magie palla al piede, ma troppe palle perse e una fase difensiva da ritoccare
Tra chi ne traccia l’identikit del dribblomane irrinunciabile per Luciano Spalletti e chi continua a vederlo come un profilo fine a se stesso — quasi irriverente nei modi e nel look baggy con i pantaloncini ben al di sotto della vita —, la verità su Edon Zhegrova sta probabilmente nel mezzo. Per avere una panoramica completa della sua attuale dimensione calcistica basta analizzare i numeri del match disputato con il suo Kosovo contro l’Irlanda: 73 minuti conditi da giocate spettacolari diventate subito virali sui social, ma anche da ben 22 palloni persi su 51 toccati. Poco meno della metà.
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Un dato che trova riscontro anche negli spezzoni giocati fin qui in maglia bianconera tra campionato ed Europa League, dove il suo minutaggio risulta direttamente proporzionale agli errori: in media, su 3 palloni toccati ne perde sempre almeno uno. Questa sua innata indole nel rischiare costantemente la giocata può risultare accettabile negli ultimi 20 metri se porta a gol o assist (come la doppietta da subentrato a Reggio Emilia al posto di Conceiçao), ma rischia di sbilanciare la squadra quando occorre gestire campo ed equilibrio. Non è un caso che Spalletti si sia accollato la «tassa Zhegrova» principalmente nei finali di gara o quando bisognava invertire l’inerzia del match.
La risposta al suo impiego col contagocce risiede nella filosofia del tecnico toscano: il calcio moderno richiede interpreti capaci di svolgere con la stessa dedizione entrambe le fasi, proprio come chiesto costantemente anche all’infortunato Kenan Yildiz. Come dichiarato da Spalletti stesso, Zhegrova possiede una qualità incredibile nello stretto nell’uno contro uno offensivo, ma pecca nella rincorsa e nella copertura della fascia. Per abbattere il cliché dell’anarchico «bello e impossibile» e trasformarsi da jolly della disperazione ad elemento cardine della Juventus, Edon dovrà prima di tutto dimostrare di saper legare il gioco e imparare a correre all’indietro.