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Tacchinardi consiglia la Juve: «Porterei in bianconero questo tipo di calciatore. Champions? La vedo dura. Ecco perché»

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Tacchinardi ai microfoni di SportMediaset ha fatto il punto sulla Juventus consigliando anche il club bianconero su come muoversi sul mercato

Il panorama attuale della Juventus, tra ambizioni ritrovate e fragilità caratteriali, è stato oggetto di una profonda disamina da parte di un grande ex bianconero. Alessio Tacchinardi, intervenuto ai microfoni di Sportmediaset, ha tracciato un profilo netto delle mancanze che affliggono la squadra, puntando il dito sulla necessità di recuperare il DNA vincente del passato. Secondo l’ex centrocampista, il problema non è solo tecnico, ma risiede in una mentalità che fatica a consolidarsi.

Il cuore della critica di Tacchinardi riguarda l’assenza di figure carismatiche capaci di trascinare il gruppo nei momenti di massima pressione. Analizzando il gruppo attuale, l’ex calciatore ha dichiarato: «Nella squadra di oggi porterei un leader carismatico che trascinava tutti come Vialli e l’ossessione di vincere, che non riesce a entrare nella testa dei giocatori di oggi». Questa mancanza di “furore” agonistico si riflette, secondo lui, in un atteggiamento troppo timido sul terreno di gioco.

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Interrogato su cosa direbbe al tecnico Spalletti, Tacchinardi non ha usato giri di parole: «Mister, ci manca l’ambizione, la presunzione positiva. Questa squadra non riesce mai a dimostrare di giocare a petto in fuori, con grande carisma e grande personalità, che oggi manca».

Un punto centrale della riflessione di Tacchinardi riguarda la gestione dei momenti chiave, come i tiri dal dischetto, citando l’esempio di Manuel Locatelli. Sebbene ne riconosca il valore, l’ex bianconero critica aspramente il contesto che circonda il calciatore: «Contro il Galatasaray mi ha entusiasmato, mi è piaciuto molto e ho pensato che la Juventus avesse trovato il vero capitano. Gli manca però un po’ la cattiveria di trascinare. È sbagliato però criticare il suo calcio di rigore, la scorsa stagione ha battuto quello decisivo per andare in Champions League a Venezia e ha dimostrato personalità».

Il problema, per Tacchinardi, risiede nel “cinema” che si crea attorno al dischetto: «È il resto che non va bene sui rigori della Juventus. Quando c’era un penalty ai miei tempi lo batteva Del Piero, punto. Sono arrivati Trezeguet, Nedved, Ibrahimovic e tutti i fuoriclasse, ma quando c’era un tiro dal dischetto nessuno disturbava Del Piero». Questa confusione gerarchica rappresenta, a suo avviso, un errore gestionale che coinvolge anche la guida tecnica.

Nonostante le critiche, Tacchinardi nutre grande stima per l’attuale allenatore, pur ribadendo che il solo tecnico non può bastare: «Ha tutto per farla tornare ad alto livello, ma ha bisogno di giocatori di personalità, di spessore e di carisma, ma senza di quelli non può fare miracoli neanche lui». Il traguardo della Champions League resta però un’incognita: «Ho molti dubbi, non puoi permetterti di fare passi falsi, ne hanno fatti già troppi. Ha bisogno della Champions, soprattutto per fare un mercato importante».

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