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Non si può morire a 18 anni, il mondo del calcio piange un’altra giovane vittima

Ci sono notizie che nel calcio non dovrebbero mai entrare e, invece arrivano lo stesso, secche, impossibili da sistemare dentro una logica. Un club che si ferma, uno spogliatoio che si chiude in silenzio, compagni e allenatori che da un giorno all’altro si ritrovano a parlare non più di partite, di allenamenti, di futuro, ma di un’assenza che non ha misura. Quando succede a un ragazzo così giovane, il campo passa in secondo piano quasi con violenza, perché resta solo quel senso di vuoto che nello sport si prova raramente e che non si sa mai raccontare davvero.
A piangere stavolta è l’Yverdon, che ha annunciato la scomparsa di Mamadou Alpha Diallo, portiere della squadra Under18. Nel comunicato ufficiale dell’Yverdon, il club svizzero ha parlato di “profonda tristezza”, ricordando il ragazzo come un giovane “apprezzato da tutti”, sorridente, coinvolto, appassionato di calcio, e vicino ai compagni come spesso accade a chi vive il gruppo ogni giorno, non solo la partita della domenica. La società ha aggiunto che non verranno diffusi altri dettagli sulle circostanze del dramma, nel rispetto della famiglia e dei suoi cari.
Il silenzio del club e della stampa sulla morte di Diallo
In casi come questo, il fatto che una società scelga di non aggiungere altro conta più di tante parole. Non c’è volontà di nascondere, c’è piuttosto il tentativo di proteggere una famiglia travolta da qualcosa di troppo grande. Anche la stampa locale svizzera, rilanciando la notizia, si è fermata allo stretto necessario: la scomparsa del ragazzo, il cordoglio del club, nessuna ricostruzione ulteriore sulle cause.