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Il 2008 Karl al Mondiale, la Germania crede nei giovani e l’Italia resta a guardare (in tutti i sensi). Il focus completo

Karl al Mondiale, il gioiellino del Bayern Monaco classe 2008 convocato per gli Stati Uniti mentre in Italia le Primavere sono composte perlopiù da 2006: alla base c’è un problema culturale o manca coraggio?
La notizia di giornata è che la Germania ha diramato la lista dei convocati per il Mondiale negli Stati Uniti. Fra i nomi presenti, uno salta particolarmente agli occhi: quello di Lennart Karl, fantasista mancino del Bayern Monaco classe 2008. Un giocatore, che sebbene la giovanissima età, si è ampiamente messo in mostra nell’ultima stagione in Bundesliga realizzando la bellezza di 5 gol e 5 assist in 26 presenze, a cui vanno aggiunti 4 gol e 2 assist in 8 apparizioni in Champions League. I numeri raccontano di un talento in rampa di lancio e per di più in una delle big europee. Attenzione: il ragazzo ha pure saltato un mese di gare ufficiali per via di un infortunio, rientrando in campo solamente nel ritorno fra Bayern e Psg.
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Ora, tenendo conto del fatto che esistono talenti e talenti e senza dubbio Karl rappresenta attualmente uno dei massimi rappresentanti in materia, occorre fare una riflessione approfondita sul perché in Italia non possa capitare una situazione simile, almeno in questo momento storico. E’ una questione di cultura legata ai giovanissimi? Talenti del genere non ne produciamo? Oppure le prospettive ci sono ma si ha quella fatale paura anche solo nel rischiare un giovane al di fuori dal contesto dei pari età? Questi sono i tre interrogativi che questo focus dedicato si prefigge di analizzare.
Un’analisi sul campionato Primavera come primo indicatore: l’età media è troppo alta per competere con gli altri paesi
Partiamo da un dato semplice ma esplicativo: il campionato Primavera 1, secondo quanto riportato da Transfermarkt, in Italia ha una media d’età di 19,1 anni nella stagione sportiva 2025/26. Se si scende in Primavera 2, la Serie B del massimo campionato giovanile, questa si abbassa a 18,5. Karl ha compiuto a fine febbraio la maggiore età e fa già parte della Nazionale Maggiore per la competizione più ambita e sognata di sempre. L’astro nascente tedesco è un’eccezione, per carità, ma l’Italia resta indietro e soprattutto resta a guardare, da lontano. Senza nemmeno partecipare ai Mondiali, con una bufera in Federazione e su tutto il movimento calcio.
Il problema, o quantomeno uno dei molteplici del calcio italiano è proprio l’incapacità di rischiare un giocatore in categorie più probanti una volta che ha dimostrato di meritare di più rispetto ai pari età. E’ un problema culturale, qui un giovane è considerato tale fino ai 27 anni, questo può valere per il mercato del lavoro ma non per un calciatore, la cui carriera professionistica raggiunge solo in rari casi il ventennio. Il sistema non aiuta anzi, insiste nel mettere paletti: negli ultimi anni, proprio per restare in ambito Primavera, il campionato ha allargato la possibilità di partecipazione: passando da U19 ad U20. E così ci troviamo giocatori che a 20 anni giocano ancora nel calcio giovanile senza aver mai fatto esperienza altrove. Karl al Mondiale racconta due universi lontanissimi.
I sotto età passano dall’esaltazione generale all’oblio, come si è arrivati a ciò?
In occasione dell’Europeo Under 17 che si terrà in Estonia dal 25 maggio al 7 giugno, nella lista dei pre-convocati del ct azzurro Franceschini figurano 5 sotto età: un numero interessante anche se probabilmente non tutti verranno confermati. Ora qui sorge un’ulteriore questione. Se facciamo salire i classe 2010 in U17, ma poi nelle Nazionali maggiori non c’è lo stessa filosofia allora sarà stato un lavoro vano. La paura in Italia è quella di bruciare troppo in fretta le tappe, quindi si preferisce un percorso conservativo e nel frattempo molti talenti si perdono, altri arrivano poi a giocarsi le competizioni che contano contro colleghi di altre federazioni sensibilmente più giovani ma soprattutto con più esperienza. Questo è il nodo cruciale.
Poi ci sono, ci sono stati e ci saranno sempre dei casi eccezionali ma nella maggior parte di questi l’esito è lo stesso: talenti eccessivamente mediatizzati ed esaltati proprio perché fuori dall’ordinario, pressioni asfissianti e si finisce per rimpiangere ciò che avrebbero potuto essere. E quando i rimpianti sono troppi, il fallimento è dietro l’angolo. Di esempi in tal senso è pieno. Mentre noi continuiamo a non qualificarci ma a competere nelle categorie minori, paesi come Spagna, Francia e Germania rischiano buttando nella mischia i giovanissimi e incredibilmente restano competitivi. Da noi sarebbe utopia, intanto il classe 2008 tedesco Karl va al Mondiale.