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Pirlo ct dell’Italia, chi sono gli altri ex allenatori della Juve che si sono seduti sulla panchina azzurra e come sono andati

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Andrea Pirlo è sempre più vicino ad essere il nuovo allenatore dell’Italia. Ecco come sono andati gli altri ex tecnici della Juve sulla panchina azzurra

La panchina dell’Italia parla da sempre bianconero. Con Andrea Pirlo ormai ad un passo dal guidare gli azzurri, l’ex centrocampista si inserirebbe all’interno di una prestigiosa e complessa tradizione: quella degli allenatori con un passato alla Juventus chiamati a guidare la Nazionale.

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Ripercorrendo la storia azzurra, emergono modelli ed esperienze a cui Pirlo potebbe attingere per costruire il suo percorso.

I grandi precedenti: Dalle stelle ai passi falsi

L’incrocio tra la panchina bianconera e quella azzurra ha regalato pagine indelebili, ma anche capitoli amari:

  • Marcello Lippi: Il punto di riferimento assoluto. Dopo aver vinto tutto con la Juve, assume la guida dell’Italia nel 2004, portandola al trionfo Mondiale nel 2006 con un gruppo granitico capace di isolarsi dalla tempesta di Calciopoli e stabilendo il record di 31 gare senza sconfitte. La sua seconda parentesi (2008-2010), chiusa con l’eliminazione ai gironi in Sudafrica, ricorda però quanto il credito del passato svanisca in fretta.
  • Antonio Conte: Nel 2014 eredita la Nazionale dopo i tre scudetti consecutivi con la Juve. A Euro 2016 firma un capolavoro di organizzazione tattica e motivazionale, portando un’Italia tecnicamente modesta a eliminare la Spagna e a cedere solo ai rigori contro la Germania.
  • Giovanni Trapattoni: Il tecnico più vincente della storia bianconera vive invece una parentesi azzurra (2000-2004) segnata dalla sfortuna e dalle polemiche: dalle decisioni dell’arbitro Moreno ai Mondiali 2002 al “biscotto” tra Svezia e Danimarca a Euro 2004.
  • Dino Zoff e Cesare Prandelli: Zoff sfiora il titolo a Euro 2000 arrendendosi solo al golden gol della Francia; Prandelli (legato alla Juve soprattutto da calciatore) incanta a Euro 2012 con un calcio moderno che vale la finale, conquistando anche il bronzo alla Confederations Cup 2013 prima del crollo al Mondiale 2014.
  • I pionieri: Una storia che affonda le radici negli anni ’30 con Carlo Carcano (padre del Quinquennio d’oro della Juve e teorico del “Metodo” insieme a Pozzo nel Mondiale ’34) e Giovanni Ferrari, CT nella sfortunata spedizione in Cile del 1962 e nella celebre “Battaglia di Santiago”.

Cosa insegna la storia a Pirlo

L’analisi di questo percorso traccia una rotta chiara per un’eventuale gestione Pirlo:

  1. Identità e leadership: Come Lippi e Conte, Pirlo dovrebbe trasformare il blocco tattico e la mentalità vincente vissuti a Torino in un’identità di squadra solida e immediata.
  2. Modernità tattica: Il precedente di Prandelli dimostra che la Nazionale può valorizzare un gioco propositivo, cifra stilistica che Pirlo ha sempre cercato di proporre.
  3. Gestione dei momenti no: Le uscite di scena di Trapattoni o del Lippi-bis ricordano che il prestigio personale non protegge dalle insidie dei tornei brevi.

Per Andrea Pirlo, raccogliere questo testimone non significherebbe solo sedersi su una panchina prestigiosa, ma porsi come naturale prosecutore di una linea d’ombra che da quasi un secolo unisce la continuità della Juventus alle ambizioni della Nazionale.

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