Hanno Detto
Maldini vuota il sacco: «Guardiola era vicino a dire sì. Poi ha rifiutato per un motivo preciso. Ecco perché mi sono dimesso, quella telefonata di Malagò…»

Maldini in una lunga intervista al ‘Corriere della Sera’ si è soffermato sull’Italia e sul perché alla fine ha rassegnato le dimissioni. Le sue parole
Un legame profondo e indissolubile, durato ben venticinque anni, tra campo e vita privata. Nel ripercorrere il ricordo di Franco Baresi, Paolo Maldini ha voluto rendere omaggio a quella che è stata la figura fondamentale per il suo percorso professionale e umano. Durante un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, l’ex bandiera rossonera ha tracciato il ritratto di un mentore unico: «Oltre a una profonda tristezza, ho rivisto gli ultimi quarant’anni della sua vita. Venticinque li ho passati con lui. Non è stata soltanto un’amicizia. Quando giochi al fianco di una persona, stai con lei i giorni e le notti, ti diverti insieme, soffri insieme, vinci insieme, ti leghi in modo indissolubile. Franco Baresi per me è stato un esempio di leadership perfetto per il mio carattere, che allora più di adesso era introverso, chiuso. Lui mi mostrava come volevo essere: poche parole, tanti fatti».
Spesso descritto dagli addetti ai lavori come una figura spigolosa e fin troppo intransigente, l’ex dirigente ha chiarito la propria visione sul lavoro e sull’indipendenza di pensiero, rivendicando la bontà della propria trasparenza: «Non sono attaccato alla poltrona. Mi sento molto libero nelle mie scelte. Grazie a Dio non ho necessità economiche. Quello che mi porta ad accettare i ruoli è la possibilità di eseguirli, di dare il mio contributo. Mi dispiace che questa cosa sia vista come arroganza o intransigenza. Ma se vengo indicato come responsabile, mi sento in dovere di esserlo».
Tra le storie meno note raccontate dall’ex capitano spicca l’esperienza vissuta da direttore tecnico della Nazionale insieme a Leonardo, un progetto di rilancio voluto da Giovanni Malagò. In quella fase, la scelta primaria per la panchina azzurra era caduta su Pep Guardiola, incontrato di persona in Spagna: «Assolutamente no. I soldi non sono mai stati un tema. Pep ci ha detto chiaramente: datemi un euro in meno di quello che prendeva l’ultimo ct, e io sono a posto».
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Il profilo del tecnico catalano rappresentava l’ideale per l’impostazione tattica desiderata. Tuttavia, la trattativa è sfumata perché il tecnico voleva riposarsi: «È l’allenatore che più incarna il gioco tecnico e offensivo. Attraverso qualche amico aveva manifestato l’idea di allenare una Nazionale. Siamo andati a trovarlo a Barcellona, abbiamo pranzato insieme, abbiamo parlato per un’intera giornata. Era molto tentato. È andato molto vicino ad accettare. Si era messo anche a scrivere formazioni sui fogli… Perché ha rifiutato? Per stanchezza. Guardiola viene da dieci anni massacranti in Premier. Si è operato alla schiena. Vuole riposarsi. Ma è stata una discussione molto seria, abbiamo studiato le rose, dagli under 17 in su… Così siamo andati su Andrea. Malagò sapeva tutto, l’abbiamo informato passo dopo passo».
A quel punto la scelta virò con decisione su Andrea Pirlo, ritenuto la figura perfetta per guidare il nuovo corso tattico: «Non è un vincente? Questa è una considerazione personale. Noi volevamo un allenatore giovane, che sposasse il progetto e avesse una carriera di alto livello. Tecnicamente quando parlo con lui lo trovo preparatissimo. Accompagnato e sostenuto da un direttore tecnico e da un advisor, sarebbe stato l’allenatore ideale».
L’intesa si è incrinata bruscamente quando la governance federale ha preteso di modificare gli accordi iniziali riguardanti l’autonomia decisionale dell’area tecnica. Di fronte a questo cambio di rotta, la reazione di Maldini e Leonardo è stata immediata: «Ha telefonato a me e a Leonardo per dire: “Secondo me Pirlo non si può più prendere. Da oggi l’allenatore lo decido io. Da oggi cambiano le regole: io decido il ct e voi avallate”. Ma se ho una mansione, se ho una responsabilità, e intendo esercitarle, questo è un discorso inaccettabile. Ci siamo presi 24 ore e abbiamo presentato le nostre dimissioni, su un contratto che doveva ancora partire. Non so se questo è essere intransigente e presuntuoso. Io sono abituato in un’altra maniera. Non c’erano più le condizioni di fiducia per svolgere un lavoro che è enorme, ma allo stesso tempo esaltante».
Il successivo ingaggio di Claudio Ranieri ha così chiuso definitivamente la parentesi della riforma tecnica, lasciando interrotto un progetto di ampio respiro.