
Non bastano gli infortuni a spiegare il ko col Sassuolo: Bremer, Kalulu, Lucumí e l’attacco tradiscono le attese. La ricetta per ripartire
Se l’infinita lista di infortuni e contrattempi fisici rappresenta un’attenuante reale per la Juventus, la sconfitta di Reggio Emilia assume i contorni del caso tattico e psicologico proprio per l’apporto dei singoli. A macchiare in modo indelebile il viaggio in casa del Sassuolo sono stati infatti i fedelissimi di Luciano Spalletti, ossia quei calciatori di maggiore esperienza che avrebbero dovuto tenersi alla larga da sbavature individuali. Il tecnico toscano si è preso pubblicamente le colpe in conferenza, ma fatica a nascondere una forte insofferenza per una serie di errori inattesi, grossolani e improvvisi commessi dai suoi uomini simbolo.
QUI: ULTIMISSIME JUVE LIVE, TUTTE LE NOTIZIE DEL GIORNO
La difesa ha vissuto una serata da incubo proprio nei suoi interpreti di riferimento: Gleison Bremer ha steccato la prima recitando da capitano nell’era post-Locatelli, mostrando incertezze insolite nell’amministrare la linea. Al suo fianco, Pierre Kalulu è parso viaggiare a due marce in meno rispetto al rendimento dominante della scorsa stagione, fino ad arrivare a Jhon Lucumí, il cui match si è trasformato in un calvario: chiamato a corte per la sua abilità nell’impostare e ripartire palla al piede, il colombiano ha accusato una tale insicurezza da finire bocciato in panchina già all’intervallo.
Anche a metà campo e in avanti le risposte dei singoli sono state deludenti. Con una regia prevedibile e corsie esterne accese soltanto dalle fiammate di Edon Zhegrova a gara ormai compromessa, i terminali offensivi non hanno garantito peso: Randal Kolo Muani continua a non mandare segnali di presenza dentro l’area, mentre Nick Woltemade mostra segnali di attività ma in una direzione completamente diversa da quella richiesta dallo schema di Spalletti. Per uscire da questa impasse serve una scossa immediata: la Juve deve ritrovare al più presto entusiasmo, coraggio e voglia di rischiare la giocata meno banale per riprendere il cammino.