
Renato Veiga in un’intervista a ‘La Gazzetta dello Sport’ ha ripercorso la sua avventura con la Juventus e non solo. Le sue parole
Il legame tra i grandi club e i propri ex tesserati spesso va oltre il tempo trascorso insieme sul terreno di gioco. Renato Veiga conosce bene questa sensazione: l’attuale giocatore del Villarreal non ha affatto dimenticato la sua parentesi alla Juventus. In un’intervista rilasciata ai microfoni de La Gazzetta dello Sport l’ex centrale bianconero ha voluto ripercorrere le tappe principali della sua avventura in Serie A, condividendo riflessioni sincere sulle dinamiche di uno spogliatoio blasonato e sulle difficoltà affrontate durante quella complessa annata agonistica.
Riflettendo sul passato recente, il giocatore ha espresso parole di profondo affetto per i colori bianconeri, ricordando quanto sia unico vestire quella maglia: «L’esperienza alla Juventus? Sono stato benissimo, giocare per la Juventus è speciale. Fu una stagione difficile, col cambio di allenatore ed il passaggio da Thiago Motta a Tudor: alla fine ottenemmo il quarto posto in campionato ma che peccato per l’eliminazione dalla Champions League per mano del PSV, brucia ancora».
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L’analisi di Renato Veiga mette in luce le grandi turbolenze vissute dal gruppo in quel periodo. L’alternanza in panchina tra Thiago Motta e Igor Tudor ha indubbiamente condizionato il rendimento strategico della squadra, portando a un percorso altalenante che si è concluso con la qualificazione all’Europa che conta, ma anche con la cocente delusione del percorso europeo interrotto prematuramente.
Nonostante il trasferimento nel massimo campionato spagnolo, il centrale mantiene una finestra spalancata sul calcio nostrano. L’attenzione del giocatore verso la sua ex squadra rimane infatti altissima, complici i forti legami personali stretti nel capoluogo piemontese: «Se seguo ancora la Juve? Sì, a Torino ho lasciato parecchi amici. E’ stata una grande sorpresa vederla fuori dalla Champions League insieme al Milan, ma la Serie A è un campionato complicato, la concorrenza è di livello e basta poco per farsi male».
Le parole di Renato Veiga confermano quanto la Serie A sia un torneo imprevedibile e competitivo, dove anche le rose più quotate rischiano di scivolare dinanzi alla crescita complessiva delle avversarie.