Malagò svela: «Pirlo ct? Maldini voleva un vincente del 2006, non sapevamo del contratto con la società di scommesse russa. Poi...»
Hanno Detto

Malagò svela: «Pirlo ct? Maldini voleva un vincente del 2006, non sapevamo del contratto con la società di scommesse russa. Poi…»

Giovanni Malagò ha concesso una lunga intervista a La Repubblica in cui ha parlato, tra le altre cose, anche del possibile ruolo di ct di Pirlo. Le parole

Giovanni Malagò non ha intenzione di farsi da parte e conferma la volontà di ricandidarsi alla presidenza della FIGC. In vista delle elezioni federali fissate per il 14 dicembre 2026, l’attuale commissario straordinario della Federcalcio ha affrontato i principali temi del calcio italiano in una intervista concessa a La Repubblica. Le sue parole.

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SULLA RICANDIDATURA E SULL’IPOTESI DI UN AVVERSARIO ALLE ELEZIONI – «Se mi immagino candidato unico? Non lo so. Però l’auspicio è che la mia candidatura continui a compattare, come è stato a giugno, un mondo che per anni ha vissuto di divisioni, anche molto forti».

SUL SOSTEGNO DEI PRESIDENTI DI SERIE A – «Sarebbe bello ripartire da quel numero. Sto chiamando tutti i presidenti uno per uno, ne ho sentiti già tredici e tutti mi garantiscono il loro sostegno».

SUI MOTIVI DEL COMMISSARIAMENTO – «Per alcuni è stata la soluzione migliore, per altri la meno peggio, per qualcuno un compromesso all’italiana. Per me, un modo di uscire da un tunnel. Ho accettato per evitare una spaccatura totale nel Coni. Fossimo andati al voto in Giunta, pur ritenendo che avrei avuto un certo vantaggio, non ci sarebbero stati vincitori né vinti».

SULLE RESISTENZE ALL’INTERNO DELLA FEDERAZIONE – «No, mai. Né mi abbatto se ci sono rumors su questo, che sono anche magari corrispondenti alla verità. Prendo atto che ci siano delle resistenze, da parte di soggetti che hanno storie importanti alle spalle, ma con il dialogo si può creare persino condivisione».

SUL NUOVO TESSERAMENTO – «Sarò dirigente accompagnatore dell’Aniene in Serie D di calcio a 5. Mi dimetterò se sarò eletto».


SUL LAVORO DI ROBERTO MANCINI – «All’estero mi dicono che stiamo tornando, io rispondo che siamo solo all’inizio del viaggio. Mi fanno i complimenti per la scelta del ct».


SULLA SCELTA DEL COMMISSARIO TECNICO – «Che io volessi Mancini dall’inizio non c’è ombra di dubbio e lo confermo anche qui. Credo di capire di calcio, ma il segnale che volevo dare era lasciare la responsabilità del Club Italia e occuparmi di organizzazione, gestione delle risorse, sponsor, canali diplomatici, temi istituzionali, politici. Ho pensato a un nome che mi desse garanzie e ho scelto Maldini, pensando che con lui si arrivasse alla stessa conclusione sul ct».


SULLA SCELTA DI AFFIANCARE LEONARDO A MALDINI – «Lavorano da tempo insieme, hanno dei progetti noti, sono un ticket. Paolo avrebbe diviso il percorso con Leonardo anche sotto il profilo economico e non mi sono sentito di dirgli di no».


SUI RAPPORTI CON PAOLO MALDINI DOPO LA ROTTURA – «Ho sentito Maldini qualche giorno dopo la rottura, poi non più».

SULLA POSSIBILITÀ DI UN NUOVO INCONTRO – «Andrò a trovarlo a Milano, se avrà voglia, dopo il voto».

SUI CONTATTI CON PEP GUARDIOLA – «Non io. Maldini e Leonardo sono rimasti da lui tutta una sera. Pep è stato onesto. Ha preso un sabbatico, per temi anche familiari, ma se avesse fatto qualcosa l’avrebbe fatto con noi».

SULLA CANDIDATURA DI ANDREA PIRLO E SUL CONTRATTO CON LA SOCIETÀ DI SCOMMESSE – «Maldini voleva un vincente del 2006, uno di quella generazione. Né io né lui sapevamo del contratto di Pirlo come ambasciatore di una società di scommesse russa. A quel punto ho detto: “fermiamoci qua”».


SULLA FINE DEL RAPPORTO PROFESSIONALE CON MALDINI – «No, affatto. Però fino a quel momento ero stato leale con Maldini, anche se speravo lui convergesse sulla mia scelta. Arrivati a un certo punto non puoi che dire: grazie e arrivederci. Io sono fatalista».

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