Montero: «Juve, i bravi ragazzi vanno bene per i fidanzati delle figlie. Il campo è un'altra cosa»
Hanno Detto

Montero: «Juve, i bravi ragazzi vanno bene per i fidanzati delle figlie. Il campo è un’altra cosa»

Intervista a Paolo Montero: «Juve, i bravi ragazzi vanno bene per i fidanzati delle figlie. Il campo è un’altra cosa»

Paolo Montero, ex difensore e allenatore della Juventus, è stato intervistato da Tuttosport.

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LA SUA JUVE – «Ero consapevole delle mie qualità. Un operaio del calcio: cercavo di essere il migliore possibile per gli architetti. Nedved, Zidane, Davids, Del Piero, Trezeguet, Vieri, Inzaghi. E ancora. Se cominciavano a subire falli? Eh, non si poteva. Erano i nostri codici: ci bastava guardarci, e se accadeva allora iniziavamo a giocare un po’ più duramente».

LA JUVE ATTUALE E’ IRRSPETTOSA? – «Per me è una situazione difficile, l’ho vissuta nell’anno dell’Intertoto. Sono convinto che non manchino di rispetto ai tifosi, però ci sono stagioni che partono così. Parlo per me: a me non è mai capitato di non dare rispetto. Quando giocavo, poi, non si andava sotto la curva a salutare: si andava dritti negli spogliatoi. Ma non significava mica non rispettare chi era allo stadio».

SQUADRA CHE ABBASSA LA TESTA E PRENDE GLI INSULTI – «Mi dispiace. Perché è facile parlare da fuori, ma quello è il momento del gruppo, e soltanto del gruppo. Sarò vecchio stampo, ma quello non si tocca. Come diciamo in Uruguay, se arriva uno tsunami e siamo su una canoa, non si salva nessuno: siamo tutti sulla stessa barca e dobbiamo rimanere tutti uguali. Se il gruppo è forte e qualcuno non ci sta, quel qualcuno rimane fuori da solo. Come si può creare un gruppo così? Prima di tutto con sincerità. E rapporti umani. Contano elementi fondamentali: come ti alleni, come ti comporti. L’ho imparato qui alla Juventus: un gruppo forte tutela pure quelli che non giocano mai. Così si costruisce qualcosa».

JUVE SENZA PERSONALITA’ – «Non giudico. Sì, alcuni li ho allenati: ma era una settimana, dieci giorni, avevano appena vinto la Coppa Italia e con me si sono comportati benissimo. Il punto è questo: vediamo un calciatore e un allenatore, ma per giudicare le persone tocca star lì, dentro lo spogliatoio. Ho avuto Lippi, Ancelotti, Capello. E personalità forti al mio fianco: quelle figure servono sempre».

MANCANZA DI LEADER – «Il tecnico deve essere fortunato a trovarli. Si dice: ci sono pochi leader, ma è troppo facile dare sempre la colpa ai giovani. Pure gli adulti hanno le loro responsabilità».

PROBLEMI INTERNI – «Ci sono dinamiche che l’allenatore, a un certo punto, non può risolvere. Non so se oggi si riuniscono tra loro, ma nella mia epoca, se c’era un problema, si diceva: “Mister, ci dai quindici minuti?”. E in quei quindici minuti si parlava, ci si diceva anche qualche parolaccia, magari volava qualche manata. Succede anche nelle migliori famiglie».

SPALLETTI VORREBBE MENO BRAVI RAGAZZI – «Scherzando, come diciamo in Uruguay, i bravi ragazzi vanno bene come fidanzati delle figlie! Io il campo l’ho sempre interpretato in un altro modo. Sarà perché sono sudamericano e non avevo niente, ma quel pallone era il mio piatto, la mia gloria: tu non me lo toccavi. Magari io non riuscivo a prenderlo, ma non lo prendevi neanche tu. Questa era la mia mentalità. E spesso quella cattiveria agonistica è intrinseca: deve venire da dentro»

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