
Così Lucio vuole sfruttare tutte le sue qualità: piano tattico di Spalletti per valorizzare al massimo Alajbegovic
Se segna Kerim Alajbegovic, qualcosa di straordinario accade sempre. Era già successo sul palcoscenico europeo contro gli olandesi del Nec, quando a soli 18 anni e 311 giorni era diventato il secondo marcatore diciottenne nella storia della Juventus dopo Gianfranco Zigoni nel lontano 1963. Si è ripetuto puntualmente nel momento più delicato della stagione contro il Napoli: un eurogol spettacolare, il primo sigillo personale in Serie A, per abbattere la comitiva di Massimiliano Allegri e prendersi il meritato abbraccio dell’Allianz Stadium. In questa complessa fase storica, il gioiello bosniaco rappresenta senza dubbio la miglior risorsa a disposizione: un concentrato di puro talento, curiosità e sfacciata intraprendenza.
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Il tecnico Luciano Spalletti, che avverte attorno a sé il continuo rumore delle “scuderie” nemiche, sa bene che il ragazzo possiede una balistica micidiale e al tiro lo invita costantemente. Oggi Alajbegovic sta al mondo bianconero esattamente come Kenan Yildiz quando muoveva i primi passi tra i grandi: in attesa del rientro del numero dieci turco, l’allenatore di Certaldo vuole costruire le proprie fortune su questo diciannovenne dal mancino radiocomandato. Guai però a ingolfarlo nel traffico centrale come seconda punta accanto a Randal Kolo Muani o Nick Woltemade, esperimento già fallito a Marassi contro il Genoa. Da trequartista moderno, Kerim deve agire libero di testa partendo da sinistra, esaltandosi tanto nel 3-4-2-1 quanto da esterno a tutta fascia nel 4-4-2 fluido. Lo scrive La Gazzetta dello Sport.
L’intuizione lungimirante di scommettere su questo profilo adrenalinico appartiene al responsabile dell’area tecnica Frederic Massara, che lo aveva bloccato in cima alla propria agenda ben prima del mal di testa causato agli azzurri a Zenica, superando l’agguerrita concorrenza del Chelsea. Oltre ai moduli e alla ricerca ossessiva dell’equilibrio, Madama ha finalmente scovato il suo uomo della provvidenza: un ragazzo introverso e dedito al sacrificio, ma capace di reggere il palcoscenico con straordinaria personalità. A soli quindici anni preferì la riconoscenza verso la Bosnia alle ricche sirene della Germania; oggi quel carattere granitico e quel tiro d’oro si caricano sulle spalle l’intero attacco bianconero,riaccendendo l’entusiasmo della piazza e indicando la via per la definitiva risalita.