Alessandro Moggi: «La fine del campionato porterebbe al collasso»

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Alessandro Moggi, procuratore e intermediario sportivo, ha parlato della situazione del campionato italiano. Le sue parole

Il noto procuratore ed intermediario Alessandro Moggi ha parlato ai microfoni di Tmw Radio. Le sue parole sulla situazione del campionato e sulla possibile ripresa.

RIPRESA CALCIO FEMMINILE«Premessa la necessaria tenuta del sistema sanitario nazionale, come prima condizione la salute di tutti, il mondo del calcio deve tenere presente la possibilità di poter riprendere perché da noi, come in altri paesi nel mondo, è un’industria troppo importante. I calciatori vanno in campo per divertirsi, ma come dice Lotito sono lavoratori che muovono 7 miliardi di euro ogni anno, un sistema che dà 1,3 miliardi al fisco italiano ogni anno. Non possiamo permetterci la fine del campionato. In tutta Europa la posizione è la stessa: attesa, sperando che i dati possano migliorare, con la determinazione di voler finire i campionati. L’Italia non può perdere così 800 milioni di euro, porterebbe al collasso tutto il sistema. E non dimentichiamoci che il calcio porta soldi agli altri sport in Italia: se finisce la Serie A finisce lo sport italiano. Per non parlare delle leghe minori, B e Lega Pro, che vivono completamente dai derivati distribuiti dalla Serie A. Il protocollo allo studio dei medici sportivi, con un ritiro fino a fine campionato con attività di tamponi continui necessaria a mantenere l’ambiente ovattato, può servire ad aiutare la ripresa. Lo sport, in generale il calcio, ha una rilevanza anche sociale. Se finisce il calcio, anche la gente perde il suo attimo di relax».

DATA LIMITE«Inizialmente ho sempre pensato che fosse necessario finire entro il 30 giugno, e ora sembra difficile. Ripartendo con allenamenti a fine aprile, e partire a inizio maggio: le condizioni sarebbero inusuali per tutti, così come i danni. Una mini-preparazione, e cercare di finire con l’ultima giornata al primo e secondo luglio. Sembrerebbe la soluzione migliore, anche se è tutto sub-judice alla diffusione del virus. Leggo comunque che le istituzioni hanno volontà di mantenere una massima elasticità. Ho avuto modo di sentire società di altri campionati: dalla Liga mi raccontano che si parla di cominciare a fine giugno, finire ad agosto e ripartire con la nuova stagione a metà settembre. Pure questo mi sembra complicato, ma la volontà del movimento è di portare a termine le manifestazioni, com’è giusto che sia. Parliamo di calcio, se poi pensiamo alla Formula 1 stanno pure peggio, e nessuno si sogna di dire lasciamo perdere. Non è possibile».

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