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Allegri un martello alla Continassa: Milan, Chiesa, Kean. Ne ha per tutti

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Allegri un martello alla Continassa: Milan, Chiesa, Kean. Ne ha per tutti: il tecnico insiste sugli smarcamenti  e sul possesso veloce

(inviato al JTC della Continassa) – È un Massimiliano Allegri in versione martello quello che guida la mattina della Juventus alla Continassa. Archiviato l’esordio vincente in Champions League contro il Malmoe, al JTC tutte le energie fisiche e nervose sono già state incanalate verso il big match di domenica contro il Milan Loro verranno a pressarci qui tra le linee», spiega subito Max nella prima esercitazione di possesso palla, dopo aver disposto quattro ragazzi dell’Under 23 in opposizione passiva col 3-1 offensivo tipico dei rossoneri. L’invito è quello di bucare il pressing avversario grazie ai movimenti di Bentancur e soci per raggiungere subito Dybala nella «voragine» in mezzo.«La palla deve viaggiare ai 2000 all’ora, deve diventare un’abitudine», spiega all’undici che ha giocato titolare in Svezia.

Nell’esercitazione successiva cambiano gli interpreti, non i dettami: «Giochiamo su tutta la larghezza del campo, bisogna andare in avanti», spiega sotto gli occhi di Agnelli, Cherubini e Arrivabene. Questa volta la richiesta specifica è per uno smarcamento più efficace: «Non vi chiedo di fare le maratone, vi chiedo di smarcarvi al momento giusto». Due volte si ferma per dare indicazioni personali a Chiesa (rientrato in gruppo insieme a Bernardeschi): non gli va a genio che si allarghi subito; il 22 deve stare più centrale in modo da creare spazio a se stesso o al terzino in sganciamento. Anche Padoin, coinvolto attivamente nella seduta, cerca di inculcargli tempi e posizione corretti. Poi Max se la prende allegramente con Kean, reo di aver sbucciato un pallone di tacco in area: «Che fai, il calzolaio?». Serve massima concretezza e soprattutto cattiveria come non manca di sottolineare verso fine allenamento: «Nella fatica se molli un attimo ti portano via il pallone e ti fanno gol. È nella testa che dobbiamo avere la cattiveria per vincere». Forse è proprio questo il passo che la Juve deve fare per ricordarsi di essere grande.