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Juve Sassuolo: McKennie è confuso come tutta la squadra – ANALISI

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Analisi tattica Juve Sassuolo Serie A: la partita dell’Allianz Stadium analizzata nei dettagli. Le mosse di Allegri e Dionisi

Dopo un filotto di risultati positivi, la Juve di Allegri subisce un pesante crollo interno che forse fa svanire il sogno scudetto già ad ottobre. Pur in mezzo a partite rinunciatarie e con diversi problemi in fase di possesso, le ultime uscite ci avevano ridato un’idea di solidità. Oggi la Juve è stata invece fragile e confusa, in confusione nel tipo di gara da fare. Il gol di Lopez al 95′, con i bianconeri disordinati e all’arma bianca, ne è stata la diretta conseguenza.

Basti pensare ai primi minuti, in cui la Juventus ha cercato un pressing forsennato e altissimo per recuperare palla in avanti (e ci è pure riuscita un paio di volte). Il problema è che, come al solito, l’intensità è calata subito, con i bianconeri che successivamente sono stati spesso molto bassi e attendisti. La Juve a tratti faceva proprio fatica a guadagnare metri, con tanti errori in uscita: uno di Bonucci, aveva generato una pericolosa ripartenza corta su cui Danilo si era immolato su Raspadori. Il Sassuolo consolidava facilmente il possesso, con Maxime Lopez troppo libero alle spalle delle punte bianconere (funzionava male il pressing su di lui).

Per il resto, oltre che da un Dybala faro in fase offensiva, le giocate più interessanti arrivavano da McKennie. L’americano attaccava meno l’area di rigore rispetto ai suoi standard ma si apriva molto a destra, combinando bene con Chiesa. Il Sassuolo faticava a leggere i suoi smarcamenti, con la Juve che spesso lo ha trovato libero. L’ex Schalke ha però abbinato questa bravura nei movimenti a tanta imprecisione tecnica: di conseguenza, ha vanificato diverse situazioni interessanti. I bianconeri creavano meno di quello che potevano.

Alla fine il gol di Frattesi è arrivato su un contesto che la Juve stava soffrendo, ossia gli attacci sul lato di Alex Sandro (entrato malissimo). Con Muldur che si sovrapponeva e Berardi che si stringeva, la retroguardia bianconera faticava a leggere gli inserimenti di Frattesi, che generava continui pericoli.

Allegri ha fatto cambi molto offensivi nella ripresa, passando a un 3-2-5  molto spregiudicato con McKennie mediano. Seppur i bianconeri abbiano attaccato forse più di inerzia che non di qualità, va detto che nella ripresa il forcing è stato incessante e intenso. Il Sassuolo faticava molto a superare la propria trequarti, con la Juve che finalmente ha iniziato ad occupare meglio l’ampiezza. I neroverdi soffrivano nei cambi di gioco, sia Alex Sandro che Cuadrado avevano spesso campo (il primo era anche supportato da un Chiesa che largo a sinistra è cresciuto). Da loro sono arrivati diversi pericoli, come il tiro del colombiano salvato sulla linea o il cross del brasiliano per Dybala a rimorchio che ha sfiorato il gol.

A dirla tutta, i bianconeri hanno sfruttato anche meno di quanto potevano queste situazioni. Con il Sassuolo spesso stretto e fragile sulle fasce, la Juve poteva innescare ancora meglio i propri esterni.

Ad ogni modo, le occasioni arrivavano e dopo il pareggio di McKennie sembrava che l’inerzia del match fosse totalmente bianconera. Un’idea che nelle partite di inizio stagione non c’era. Proprio per questo, sono stati preoccupanti gli ultimi 20′, con la Juventus che ha quasi staccato la spina ed è poi calata molto, sbagliando tanto dal punto di vista tecnico e mostrando basso livello agonistico. Non sono più arrivate occasioni pulite, con anzi la squadra che si è allungata sempre di più (soprattutto dopo l’ingresso di Kulusevski).

Seppur in mezzo a una prova negativa, c’era la sensazione che la Juve, con il cuore, potesse rimontare questo match, ottenendo un successo importantissimo. Il crollo finale è invece un brusco risveglio e dimostra come questa squadra continui a essere fragile anche a livello mentale prima che tattico.