Barbieri-Juve, l’ex allenatore: «Ebbi un’intuizione per la sua carriera» – ESCLUSIVA

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Barbieri Juve: Alessandro Amato, suo ex allenatore al Novara, ha rilasciato un’intervista in esclusiva a Juventus News 24

La Juventus U23 si è assicurata le prestazioni di uno dei giovani più promettenti del panorama calcistico italiano: Tommaso Barbieri. Terzino classe 2002 con un percorso nel settore giovanile del Novara, Barbieri non ha patito il salto in prima squadra nella passata stagione, collezionando a soli 17 anni 18 presenze tra Serie C e Coppa Italia. In esclusiva a Juventus News 24, il suo ex allenatore nel settore giovanile novarese Alessandro Amato ha tracciato un identikit del neo acquisto bianconero, tra ricordi, aneddoti e previsioni sulla crescita di Tommaso a Torino.

Lei ha allenato Barbieri nelle giovanili del Novara. Quali sono i ricordi che le sono rimasti più impressi del Tommaso calciatore?
«Tommaso è arrivato a Novara prestissimo, lo avevamo selezionato nell’anno precedente durante degli allenamenti che organizzavamo. Mi aveva impressionato per la sua aggressività e per la sua velocità. Quando è arrivato a Novara iniziavamo a giocare a 11, ed inizialmente faceva l’esterno d’attacco. Non ha mai saltato un allenamento, pur dovendo fare dei sacrifici visto che abitava nel pavese, quindi aveva un bel pezzo di strada per arrivare al centro sportivo. In ogni esercizio andava al massimo, aveva grande voglia di imparare e dava sempre il 100%».

Aveva già intravisto qualche qualità fuori dal comune che lo avrebbe portato al salto alla Juventus?
«A quell’età è difficile capire chi può arrivare o meno… Tommaso aveva grandissima caparbietà, che l’ha portato a diventare un calciatore professionista. Lo ha sempre voluto, non fine a sé stesso, ma cercato sempre, in ogni allenamento».

La trafila nel vivaio del Novara fino al trampolino di lancio in prima squadra. Lei che l’ha vissuta dall’interno, quanta importanza e attenzione viene data ai giovani nel mondo novarese?
«Sono arrivato nel settore giovanile del Novara in un momento di cambiamento. Ho fatto 6 anni lì, partendo dall’Under 11 fino ad arrivare all’Under 16. In quegli anni è stata data molta importanza al vivaio, raggiungendo degli ottimi risultati e giocando a viso aperto con tutti gli avversari, anche con Juventus e Inter… C’erano grandi prospettive in prima squadra, perché i più giovani compivano anche il salto tra i grandi. Si lavorava per la crescita dei ragazzi finalizzata ad un salto di categoria».

Ora il presente è la Juventus, in Under 23. Il fatto di disputare il campionato di Serie C, già conosciuto da Tommaso, può essere importante per il suo graduale percorso di crescita?
«Penso proprio di sì, questo può essere un aspetto importante. Strutturalmente Tommaso deve crescere ancora un po’, quindi dal punto di vista fisico deve ancora terminare il suo percorso di formazione. Bisogna aspettarlo ancora per un periodo. Gli manca forse qualche chilo per poter entrare in contatto con giocatori forti e formati, perché lì si vede la differenza poi».

A proposito di Under 23 mister, qual è la sua visione legata al progetto Seconde squadre?
«Io penso che il giovane bravo gioca, in ogni categoria. Spesso si fan giocare dei ragazzi che non sono pronti, mentre quelli più talentuosi arrivano subito in Serie A. Il giovane bravo gioca già nella categoria che merita: in Promozione, in Eccellenza, Serie C e così via. Gli altri devono crescere: tutti hanno fatto la gavetta, serve la pazienza perché non tutti sono pronti a 19/20 anni a disputare un campionato intero di qualsiasi categoria. Devono conoscere tempi di gioco, situazioni particolari diverse dal settore giovanile in partita… La Seconda squadra può essere importante per permettere ai calciatori di crescere e maturare nella propria società a contatto con gli altri giocatori, ma è possibile che per migliorare un calciatore debba andare altrove».

Tornando a parlare di Juve, i bianconeri hanno superato la concorrenza dell’Atletico Madrid per Tommaso. Come avrebbe inciso un’avventura all’estero per la sua maturazione?
«A volte non pensiamo quanto sia difficile spostarsi. Il ragazzo va ad allenarsi, va bene, ma dopo? Cosa c’è intorno a questo giovane di 18/19 anni catapultato in un mondo totalmente diverso? Non si pensa sempre a quello che c’è fuori dal campo, anche se è la cosa più importante. Il giovane viene inserito in una nuova realtà, lontano dagli affetti, quindi non è semplice. Per Barbieri anche vivere a Torino sarà un’esperienza nuova, e gli cambierà la vita».

A livello giovanile lei fu importante per Tommaso, avendo una grande intuizione sulla sua posizione…
«Sì, lui è arrivato come esterno d’attacco. L’ho adattato in posizione di esterno basso di difesa in virtù della sua facilità di corsa. È stato importante per il prosieguo della sua carriera, ed è stato un ruolo che Tommaso ha accettato subito di buon grado. Ascoltava sempre i consigli che gli venivano dati».

Ha più volte affrontato la Juve in panchina negli anni del settore giovanile. Guardandola dall’esterno, cos’ha visto di unico nella gestione e nel percorso di crescita per i giovani calciatori?
«Io ricordo che, affrontando la Juve, c’erano 11 calciatori sempre più forti di noi fisicamente. Anche a livello individuale non c’era partita. Devo dire però che sotto l’aspetto del gioco abbiamo spesso giocato molto meglio noi. Perdevamo lo stesso, perché quando un campione ti inventa la giocata non puoi farci niente… A Vinovo i nostri ragazzi erano impressionati, sempre, dal centro sportivo, dall’ambiente Juve, avendo una sorta di timore reverenziale».

C’è stato qualche baby bianconero che più l’ha impressionata?
«Mi ricordo la giocata pazzesca che si inventò qua a Novara Fagioli, quando giocava ancora con l’Under 16. Finì 1-0 per la Juventus, nonostante le nostre 5/6 occasioni da gol».

Si ringrazia Alessandro Amato per la disponibilità e la cortesia mostrate in questa intervista

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