Bucciantini su Dybala: «C’è un motivo se Morata gli ha rubato il posto»

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© foto Dybala

Marco Bucciantini ha parlato del ruolo di Paulo Dybala alla Juventus e del motivo per cui Morata sia riuscito a superarlo nelle gerarchie

Marco Bucciantini, nel suo editoriale per La Gazzetta dello Sport, ha analizzato l’ultimo periodo di Paulo Dybala, tornando sulle sue ultime stagioni in bianconero e sulla ‘rivalità’ con Morata per un posto da titolare. Le sue parole.

«Intorno a Dybala si radunano sempre vocaboli emotivi: speranza, delusione, passione, felicità, rimpianto, desiderio, disillusione. Sono le attese del talento, quell’inclinazione stilistica nell’esercizio difficile: fare di un gol complicato un gesto grazioso, dare alla necessità l’apparenza della libertà.  

Ci sono fondali romantici in questa vicenda che oggi si consuma di polemiche, di domande, di contratti da rinnovare, di partire da risolvere.
Di ruoli da trovare, ancora, dopo tanti anni: c’è una chiara linea dinastica, quella dei numeri 10 che in bianconero ha messo in fila uno dopo l’altro Platini, Baggio, Zidane, Del Piero. E poi ce n’è un’altra, che procede parallela ma ha origini più antiche: quella degli uomini gol dal talento argentino che va da Mumo Orsi a Omar Sivori fino a Carlos Tevez. Due linee che s’incontrano in Dybala. Due identità, e così ogni momento è sempre stato schiacciato dal dubbio: Dybala è un 9 leggero e raro che sa fare anche il trequartista o un diez naturale che per ristrettezza di qualche allenatore è finito per crescere da centravanti? Lui segna gol decisivi e festeggia mimando una maschera, proprio come se non volesse farsi “riconoscere”.

Per farla un po’ moralista, Dybala è vittima di tempi veloci che non sanno trattenere, nel fast food tutto si consuma, niente si assapora e sempre altro si vuole. Se gioca bene, viene paragonato a Messi in un raffronto umiliante. Se gioca male è fuori ruolo. Passa la bellezza e bisognerebbe soltanto riconoscerla e raccontare per quella che è: anche effimera. Ronaldo gli ha tolto il ruolo “emotivo” nella squadra, Morata per conseguenza gli ha tolto il posto ma un talento sotterrato è un talento perduto e gli allenatori esistono apposta per dissotterrare i tesori, per lasciare le emozioni dentro al prato. Noi, invece, lasciamoci confondere dalla poesia del gesto, dalla purezza del verso calcistico, dall’immaginazione inesauribile del talento imperfetto e potenziale, come la vista impedita dall’ermo colle permise al poeta di fantasticare e meditare sull’infinito. E dateci un mare di calcio per dolcemente naufragare».

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