Burioni: «Vedere le partite in questo clima surreale è un sacrificio doveroso»

© foto www.imagephotoagency.it

Burioni: «Vedere le partite in questo clima surreale sacrificio doveroso». Il noto virologo sulle gare di Serie A a porte chiuse

Roberto Burioni, virologo e divulgatore scientifico, ha parlato durante la trasmissione Stile Juventus ai microfoni di Radio Bianconera facendo il punto sull’emergenza Coronavirus.

CONDIZIONI ITALIA – «Purtroppo siamo in presenza di un’epidemia causata da un virus molto contagioso e non particolarmente innocuo. In una parte non trascurabile dei casi può essere grave, provoca dei morti e manda i malati in terapia intensiva per un periodo molto lungo e questo potrebbe saturare i nostri reparti. Io non conosco le strutture del Sud Italia nel dettaglio, ma nessun Paese occidentale potrebbe reggere l’impatto di un’epidemia del genere se non venisse limitata. In questo momento dobbiamo fare di tutto per impedire la trasmissione di questo virus che si trasmette con i rapporti personali e la vicinanza. Negli stadi siamo tutti a distanze inferiori di un metro, purtroppo in questo momento è qualcosa che non ci possiamo permettere. È un sacrificio vedere le partite in questo clima surreale, però è un sacrificio che dobbiamo fare. Dispiace non seguire le partite in questo momento così appassionante, ma l’alternativa era non giocarle proprio. Questo doloroso provvedimento è assolutamente necessario e lo dico da appassionato di calcio. Io non sarei andato alla partita e avrei sconsigliato a tutti di andarci. Il calcio è una passione, è un importante elemento economico della nostra Nazione, quindi serve rispetto, ma in questo momento si corre il rischio di essere poco attenti, ‘faciloni’ e di trovarsi in una situazione difficile».

LOTTA SCUDETTO – «La rivalità è bella, anche gli sfottò che seguono alle partite. Lazio e Juventus non hanno una rivalità particolare, certo non posso fare gli auguri alla Juventus per il campionato, ma posso farglieli per la Coppa dei Campioni».

REGOLE – «Dobbiamo essere ragionevoli, ci sono 100 persone sparse in uno stadio immenso. Io ho avuto l’occasione di visitare uno stadio prima di una partita e ho potuto riscontrare che gli addetti ai lavori alla fine sono lontani. Quelli che sono vicini sono i calciatori. Un conto è mettere 100 persone uno stadio, un conto è metterne 50mila. Per questo ritengo che la decisione di giocare a porte chiuse sia ragionevole e che non ci privi di questa passione. Certo, non diciamoci che è la stessa cosa perché non lo è. Se uno si rompe una gamba va al mare con il gesso, non è l’ideale ma bisogna farlo. Dobbiamo vincere una partita più importante di quella che giocano le nostre squadre».

TEMPO PER DEBELLARE IL VIRUS – «Nessuno al momento può dirlo. Quando parliamo di questo virus dobbiamo capire che i malati che contiamo oggi dipendono dalle infezioni che ci sono state più o meno dieci giorni fa. Noi ora speriamo che queste misure e questi sacrifici abbiano i loro effetti, anche perché sono sacrifici anche economici. Quando cominceremo a vedere l’epidemia che si stabilizza e i casi che diminuiscono allora potremmo cominciare ad abbracciarci di nuovo. In questo momento dobbiamo pensare a qualcosa di superiore. Stiamo navigando in acque che non sono state ancora esplorate, è un virus nuovo quello con cui dobbiamo confrontarci, ogni giorno impariamo qualcosa di nuovo. Per ora sappiamo che questo virus manda molta gente in terapia intensiva, per questo è giusto rimandare gli interventi che non sono urgenti. Per il resto vediamo l’andamento, abbiamo visto che in Cina misure draconiane sono state efficaci nel limitare l’epidemia. Da noi c’è stata una situazione strana più che in campo scientifico in campo comunicativo, c’è stata gente che è andata a svuotare i supermercati. Poi c’è stata una sorta di sottovalutazione. Difficile fare previsioni, ma non mi stupirei se un provvedimento simile al nostro venisse preso anche dalle Nazioni più importanti come Spagna, Francia, Germania, Inghilterra. Credo che a livello europeo si sia persa una grande occasione, il virus era limitato alla Cina, sarebbe stato sufficiente coordinarsi e controllare gli arrivi dalla Cina. Speriamo che almeno serva da lezione per il futuro, siamo tutti sulla stessa barca. Questi eventi ci ricordano quanto siano fragili le frontiere. Per l’Europeo dipende molto da noi, se riusciamo a fermare l’epidemia si giocherà, altrimenti non lo so. Però ci sono motivi di ottimismo. Questi virus tendono a diventare più buoni e meno aggressivi, noi dobbiamo guadagnare meglio per accogliere i pazienti in ospedale e permettere al virus di diventare più buono, magari come un virus del raffreddore, che è un percorso fatto anche da altri virus. Speriamo di togliercelo presto tra i piedi così che si possa ricominciare a parlare di calcio».