Calciopoli, la fuga di Ibrahimovic dalla Juventus

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Nella sua autobiografia Zlatan Ibrahimovic spiega nei dettagli e senza pudore, come è fuggito dalla Juve abbandonando compagni, dirigenti e maglia per andare all’Inter

Dopo tanti anni giunge chiarezza circa la dipartita dalla Juventus di Zlatan Ibrahimovic, anche se il termine esatto da usare è: vera e propria fuga dalla maglia bianconera. Le ipotesi, all’epoca, si erano affastellate numerose, molti tifosi cullavano il sogno della sua permanenza, tanti media si dicevano certi che il giocatore sarebbe rimasto, in virtù del fatto che aveva sposato il progetto Juve, chiamato da Luciano Moggi. Ebbene, l’autobiografia del giocatore, Io Ibra, spazza ogni dubbio a riguardo e conferma che, lo sfrontato svedese, fece di tutto per svignarsela da Torino, e credetemi il termine è assolutamente appropriato. Dice lo stesso giocatore: «La Juve era la squadra più forte e come sempre, quando qualcuno domina, altri vogliono tirarlo nel fango, così nacque Calciopoli, ma ero a bordo di una nave che stava affondando, dovevo andarmene in fretta e lo dissi anche a Secco, che aveva sostituito Moggi, io non rimango a nessuna condizione».

Capello lascia e viene chiamato in panchina Deschamps che conta molto su Ibra, tanto da riferirgli: «Voglio costruire il gioco intorno a te, devi aiutarci a ritornare grandi, devi rimanere qui, tu sei il futuro». Anche Nedved, suo compagno di stanza, affratellato dal fatto di avere il procuratore in comune, Mino Raiola, provò a convincere Zlatan, sarebbero rimasti, Del Piero, Buffon, Trezeguet, poteva restare anche lui, ma non ci fu nulla da fare. Poi gli eventi precipitarono per la Juventus, mentre Ibrahimovic si allenava, faceva il compitino e giocava per interminabili ore alla playstation, come ha sempre fatto. Dice lo stesso svedese: «Blanc e Secco vennero da me per propormi un nuovo ricco contratto con tanti zeri ma io insistevo, non volevo nemmeno leggere la proposta e non lo feci, anzi mi dicevo fai storie, più fai casino più loro dovranno lasciarti andare, insomma anche se mi avessero offerto venti milioni non sarei rimasto, la Juve lottava per la sua sopravvivenza io lottavo per la mia da giocatore. Blanc mi disse che tutto ciò era irrispettoso, a me non interessava nulla».

Il top della tensione si visse qualche giorno dopo, la squadra doveva giocare un’amichevole, Ibrahimovic aveva comunicato che si sarebbe allenato ma non avrebbe giocato nessuna partita: bus acceso, tutti i giocatori a bordo, mancava solo lui, entrò Deschamps in camera e incominciò a urlare, tutti lo aspettavano, Ibra manco si voltò, continuando a giocare alla playstation, e anche la minaccia di una multa in arrivo non sortì effetto. Anche se poi sarà costretto a pagare 30mila euro. Si è al tramonto della vicenda, Raiola comunica a Zlatan l’interesse vivo per il suo cartellino da parte di Milan e Inter, Ibra attua una strategia che poi andrà in porto.

«Io desideravo l’Inter ma il Milan mi cercava, squillò il telefono era Berlusconi che mi voleva incontrare, sfruttammo quella chiamata per fare pressioni sull’Inter e Moratti mi mandò subito a Torino, di lì a poche ore, Marco Branca, il direttore sportivo. Branca fumava e riempiva il posacenere di mozziconi, andava su e giù per la stanza nervoso, contrattammo con lui e ogni tanto Moratti telefonava per convincermi, quando siglammo l’accordo Moratti mi chiamò e mi chiese se ero felice, io risposi che ero felicissimo. Alla fine la Juventus mi lasciò andare per 27 milioni di euro e non pagai nemmeno la famosa multa, Raiola la fece sparire». Così Ibra approda all’Inter, sfruttando il vecchio gioco del fare leva su una società per arrivare al vero obiettivo, in fondo il suo pensiero era uno e uno solo, scappare al più presto dalla Juventus.

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