Camoranesi a Casa con la Juve: «Sto bene. La mia passione per il calcio è nata…»

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Camoranesi a Casa con la Juve: le dichiarazioni dell’ex bianconero. Ospite di giornata l’attuale tecnico del Tabor Sežana

C’è Mauro German Camoranesi nella puntata odierna di A Casa con la Juve: l’ex centrocampista della Juventus sarà ospite di Zambruno e Zuliani nell’ormai consueto salotto virtuale di casa bianconera.

Collegati in diretta anche Andrea e Michele di Radio Deejay. L’appuntamento, da non perdere, è fissato alle 15 con i protagonisti che risponderanno anche alle domande poste via social da follower e tifosi.

COME STA – «Tutto a posto, sto bene qua c’è il sole. È una novità svegliarmi a quest’ora».

MUSICA – «Prima è nata la passione per il calcio. La musica è arrivata dopo, a 14/15 anni. L’ho scoperta con mia madre a casa, quando ero con lei perché ascoltava la radio sempre. In quel periodo lì, ho iniziato a sentire la musica con gli amici».

CHIAMATA CON MARADONA – «Io son convinto ancora oggi che era lui… Non toglietemi questa soddisfazione. Sono andato in camera con Ferrara, era sdraiato mezzo nudo nel letto, con quel fisico non bellissimo (ride ndr). Mi disse: ‘Guarda Camo sono al telefono che sto parlando con Diego’. Prima di uscire mi disse: ‘Vieni che Diego ti vuole parlare’. Pensavo mi stesse prendendo in giro. Ho parlato con lui: ‘Stai tranquillo Camo, domani gioca la partita e diventerai Campione del Mondo’. È stato bellissimo, perché per me è il migliore di tutti i tempi».

TREZEGUET – «Io e lui eravamo compagni di stanza. Ci siamo divertiti da morire. Per sei mesi una volta non ci siamo parlati. Quando sono arrivato in squadra, vedevo i giocatori come stelle e mi mettevo nell’angolino e non parlavo con nessuno. Entravo nello spogliatoio, salutavo e aspettavo lì l’inizio dell’allenamento senza parlare. Ancora oggi ci sentiamo, parliamo. Quando ci preparavamo per la cena in ritiro era fantastico in stanza. L’ho scoperto con il tempo, mi sembrava avesse una faccia da s*****o all’inizio, pensavo ‘Ma chi si crede di essere’. Poi col tempo siamo rimasti amici».

MULTE NELLO SPOGLIATOIO – «Ne prendevo tante, e spero che il reparto dell’Ospedale a cui venivano devoluti i soldi porti il mio nome perché l’ho tirato su io (ride ndr). Arrivavo sempre in ritardo, nonostante mi svegliassi un’ora e mezza prima. Un giorno ero in macchina con mio padre che sfrecciavo in tangenziale e pensavo: ‘Ma com’è possibile che a trent’anni arrivo ancora in ritardo?’. Mio padre pensò che ero fuori di testa e mi disse che ce l’avevo nel sangue, perché lui era come me».

GOL AL 95′ COL BOLOGNA – «Sono affezionato a questo gol perché era il mio primo anno e rappresentava lo spirito della Juve che dice di non mollare mai. Eravamo in corsa per il primo posto e quel gol ci diede la possibilità di rimanere in testa».

DIVENTARE CALCIATORE«Da piccolo ci speravo, era un sogno. Non sapevo cosa significasse. Non mi aspettavo neanche la metà di quello che sono riuscito a fare».

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