Cuadrado si racconta: «Io nato tra povertà e narcotraffico, oggi aiuto la Colombia»

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L’esterno colombiano della Juventus parla a margine di un evento della sua fondazione. La storia di Juan Cuadrado, nel segno della Colombia

Nato e cresciuto in mezzo al nulla, col sogno di realizzare qualcosa di grande con un pallone  tra i piedi. Nel corso di un evento della sua fondazione, Juan Cuadrado ha raccontato la sua storia tra passato e presente. Ecco le sue parole riprese da Il Corriere di Torino.

TRA PRESENTE E PASSATO – «Aver vinto tre scudetti è un sogno. Tutti conoscono la mia storia da calciatore, ma io sono stato anche uno di questi bambini, nato lì, e cresciuto su un campo di terra battuta, imitando Ronaldo e sognando il futuro. Juve? Sono molto contento di quello che ho fatto, ma non posso dimenticare la mia Colombia, tanto povera. Non posso scordare i sacrifici di mia mamma, in un posto dove c’era il narcotraffico (Necoclì)».

SALVATO DAL CALCIO – «Il gioco mi ha insegnato il rispetto delle regole, quello per i compagni e il senso del sacrificio. E sono le stesse cose che voglio insegnare a questi bambini. Io sono uno di loro, ma per fortuna ho conosciuto della persone che mi hanno aiutato. Per questo vi chiedo di contribuire, e di aiutarmi in quello che sto facendo. Mi sento una persona privilegiata, e allora vi ringrazio di essere qui e di partecipare a questa sfida. Per me significa davvero tanto».

OBIETTIVI – «Non ho parole per ringraziarvi. Stiamo crescendo e piano, piano raggiungeremo il nostro obiettivo: costruire una scuola di calcio, di musica e teatro. Attraverso questi valori possiamo aiutare tanti bambini a creare il loro sogno. Sono stati tutti carini anche se i sudamericani, quelli con cui parlo di più, mi hanno preso in giro: “Non so che cosa ci farai, ma te le diamo lo stesso”. Ma glielo racconterò».

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