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Danilo assente in Juve Porto: «Stasera sarò un tifoso in più, possiamo farcela»

Redazione JuventusNews24

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Danilo si confessa: ecco le dichiarazioni del difensore brasiliano assente in Juve-Porto per squalifica causa giallo all’andata

Danilo si confessa in un’intervista a Marca. Le sue dichiarazioni.

SITUAZIONE SPORTIVA DELLA JUVENTUS – «La verità è che sappiamo che ci abbiamo un avversario molto forte ora, ma comunque noi abbiamo la speranza di vincere e abbiamo la sicurezza che quando riusciremo ad avere una serie di vittorie consecutive, potremo tornare al primo posto e lì restarci».

FINALE DI COPPA ITALIA – «Non è stato facile raggiungerla, perché abbiamo avuto due sfide con l’Inter in semifinale che sono state molto difficili. Però credo che la finale rappresenti la forza del nostro gruppo perché il Mister nella partita di andata ha schierato giocatori che hanno avuto meno spazio e abbiamo vinto in casa dell’Inter. Al ritorno abbiamo giocato con i giocatori considerati titolari e siamo riusciti a fare 0-0, per questo abbiamo dimostrato la forza del gruppo. Sarà bello giocare una finale contro l’Atalanta che è una squadra che sta dimostrando la sua forza anche in Europa, perché noi in Italia già la conoscevamo, e sicuramente sarà una partita molto difficile».

ATALANTA – «Aldilà dei giocatori singoli, che sono molto buoni come Muriel, Zapata, Gosens o Romero, che sta facendo una stagione molto buona, hanno anche un’idea di gioco molto chiara e definita, con un allenatore che li allena da molti anni e che chiede un gioco molto fisico. Se si incontrano in una partita in cui non si è pronti dal punto di vista fisico, si possono incontrare molte difficoltà».

SULLA CHAMPIONS – «Il risultato dell’andata non è così negativo alla fine, però sappiamo di non aver giocato al nostro livello. Comunque, il 2-1 in trasferta è un risultato che ci permette di ottenere un risultato che ci permetta di giocare il quarto di finale. Sappiamo che il Porto è una squadra che quando sale ti mette in difficoltà, io ci sono stato 4 anni e so com’è la mentalità della gente che gioca lì, ma noi sappiamo che ci sono le condizioni per giocarci la partita e rimontare il risultato, non per il nome della squadra o per la struttura, ma per il nostro gioco e per quello che facciamo in campo».

CHAMPIONS PIÙ IMPORTANTE DEL CAMPIONATO – «Questa è una domanda che ci fanno sempre, ma se si guarda alla squadra della Juve, ci sono molto giocatori che sono alla seconda stagione, come me, oppure che sono arrivati solo questa stagione. Quindi non tutti fanno parte della squadra che ha vinto i 9 scudetti consecutivi. Quindi abbiamo comunque molta voglia di vincere la Serie A e per vincere la Coppa Italia. Certo, la Champions League ha una magia, sappiamo tutti ciò che muove. Sappiamo benissimo che la Juventus e i suoi tifosi ha una forte ambizione di vincere la Champions, ma io penso che trattare in maniera diversa le competizioni sia una cosa sbagliata. Quello che ripeto sempre dal primo giorno in cui sono arrivato è che voglio dare una mano in tutte le partite e giocare tutte le competizioni, dando a tutte lo stesso valore e importanza».

TORNARE A PORTO – «Non è stato facile tornare a Oporto, allo stadio, giocarci contro. È stata una sensazione che in verità non mi è piaciuta molto, però la verità è che ora la mia casa è la Juve e ogni partita devo dare il mio meglio. Purtroppo, il ritorno contro il Porto non ci sarò, ma seguirò la partita come un grande tifoso della Juve».

STAGIONE – «Abbiamo la sicurezza di giocare per vincere tutte le partite che abbiamo davanti. Sappiamo che non è facile. Vedo il lavoro e il sacrificio giornaliero di ogni giocatore, la pianificazione del lavoro e questo fa aumentare la sicurezza nel puntare gli obiettivi e pensare che possiamo vincerli».

IL MIGLIOR DANILO DEGLI ULTIMI ANNI – «Sì, sicuramente sì. Ho sempre detto che ciò mi mancava era giocare con continuità e costanza. Sono sempre stato un giocatore che per far vedere le mie capacità ha bisogno di giocare tante partite, per mostrare il meglio di me. Quest’anno ho trovato questa continuità con la Juve: questo mi permette di giocare ad un livello che mi fa essere felice e posso così aiutare di più la squadra».

CAMBIARE RUOLO – «Non ho nessuna difficoltà perché il mio modo di vedere il calcio è sempre stato questo, cioè nel momento della partita, gli spazi che ci sono. Certo, io non posso giocare come numero 9, però posso giocare nella posizione per costruire il gioco, in difesa posso giocare anche centrale. Penso che se uno ama giocare a calcio ed è contento di farlo non gli interessa dove gioca ma l’importante è essere in campo».

GUARDIOLA E PIRLO – «L’idea di calcio di Pep è molto simile a quella di Pirlo. Pensano ad un calcio fatto di occupazione dello spazio, con movimenti fatti in base ai movimenti degli avversari. È un tipo di calcio che mi piace giocare».

FONDAMENTALE PER L’USCITA DEL PALLONE – «Sì, sicuramente è quello che mi chiede Pirlo e è una cosa che mi piace. È un ruolo in cui il Mister mi dà molta libertà per aiutare a salire col pallone, poter così aiutare a rendere più difficile la vita degli avversari. Il Mister mi chiede di fare tanti movimenti che mi permettono di toccare tanti palloni e così aiutare a salire».

PIRLO: ALLENATORE E GIOCATORE – «Solo qualche anno fa, Pirlo giocava una finale di Champions e ora sta dall’altra parte. Sicuramente non è facile per lui e per questo molte volte viene con la voglia di giocare col pallone. Però sicuramente l’esperienza, col passare del tempo, lo sta facendo diventare sempre più allenatore, sempre più esperto in questo ruolo. Come ho detto, dal primo giorno ha un’idea molto chiara di gioco e di quello che vuole dalla sua squadra. Questo sicuramente è fondamentale per un allenatore, così che la squadra possa seguire le sue idee».

CRISTIANO RONALDO – «È un onore giocare con lui. Ho già condiviso con lui due anni a Madrid e ora nella Juve. È un onore poter far parte della sua storia da vicino, perché molti lo vedono da fuori, ma uno che lo vede lavorare tutti i giorni, con la voglia di vincere, di continuare a fare gol, è veramente un onore. I limiti di Ronaldo se li pone solo lui stesso, ma vedendo la mentalità che ha, posso dire che non limiti. Fisicamente è incredibile, uno con 36 anni che gioca tutte le partite, che non riposa quasi mai e non vuole riposare, è una persona che è diversa dalle altre».

ALVARO MORATA – «È stata una sorpresa molto gradita tornare a giocare con Alvaro perché a Madrid abbiamo condiviso momenti molto belli, sia sul campo che nel personale. Oltre alla qualità che porta in campo e ai gol, Alvaro è anche persona che è importante per l’ambiente fuori dal campo. È una figura sempre felice, sempre con la battuta pronta. Queste persone sono quelle che ti mancano e per questo sono contento di giocarci di nuovo insieme. Quest’anno Alvaro sta dimostrando ogni giorno di essere importante per noi».

GIANLUIGI BUFFON – «Mi piace molto parlare con questo tipo di giocatore, come Buffon, Chiellini o Bonucci, giocatori con moltissima esperienza e che hanno visto quasi tutto nel calcio. Però mi piace anche parlare con i giovani perché anche loro possono insegnarti sempre qualcosa. Mi capita di parlare con Frabotta e parliamo un po’ di tutto. Giocatori come Buffon sono difficili da spiegare perché quando lo guardi, vedi la storia del calcio. Sicuramente ha un’energia differente, una mentalità diversa. Ad uno che gioca alla sua età, in termini di qualità non si può dire niente. Ogni volta che gioca sembra incredibile e anche il pallone ha paura e non va verso la porta, ma dall’altra parte. È molto grande e anche con lui è stata una piacevole sorpresa, perché stare con lui giorno per giorno è bellissimo, perché ha sempre il sorriso, scherza sempre. Sarà sicuramente un giocatore che mi ricorderò per tutta la mia vita».

GLI ALLENATORI – «Non ne ho uno che posso definire il migliore. Sicuramente, Lopetegui ha avuto un ruolo fondamentale di quando giocavo al Porto. È stato uno dei primi che ha iniziato a capire il mio modo di giocare, che è lo stesso che ho ora, cioè l’occupazione dello spazio, i tempi, la intensità di allenamento e durante la partita. Però tutti gli allenatori sono stati importanti. Tutti mi hanno insegnato qualcosa, sia dentro che fuori dal campo. Non so dire qual è stato l’allenatore migliore. Posso dire che lo stile di gioco che mi piace di più è quello di Guardiola, però sono stato con altri allenatori incredibili, come Zidane, che ha uno stile un po’ diverso, più diretto e abbiamo fatto grandi cose con lui. Con Zidane avevo una relazione molto buona. Io credo che Zidane possa stare a Madrid per tutto il tempo che vuole: i risultati e tutto quello che ha vinto parlano per lui. Ha fatto un lavoro incredibile, i giocatori lo rispettano tanto e credo che possa stare a lungo».

SUPERARE I 40 TITOLI DI DANI ALVES – «Sicuramente non è facile, io a luglio ho compiuto 30 anni e non mi vedo a giocare a calcio per tanti anni. Alves è un giocatore incredibile, uno dei giocatori a cui mi ispiro e lui lo sa, però non so se arriverò a vincere come lui. Quello che ho vinto finora comunque mi rende felice e ho comunque la motivazione per vincere ancora».

PASSAGGIO AL REAL MADRID – «È stato un momento molto speciale nella mia vita. Quando ho firmato con il Real Madrid, era un periodo in cui io stavo molto bene e quasi tutte le squadre cercavano un terzino destro, ma dal momento in cui mi hanno detto che c’era il Real Madrid io non pensato ad altro perché è un club diverso dagli altri e molto speciale. Sicuramente nel Real Madrid ho imparato a giocare sotto una pressione molto alta, pressione per il risultato e la prestazione. È stato un momento speciale e molto importante della mia vita. Avevamo una squadra incredibile, con giocatori fantastici come James Rodriguez o Mateo Kovacic, che sarebbero titolari in qualsiasi squadra, lì a Madrid erano considerati il “Piano B”. Abbiamo giocato tantissime partite e abbiamo vissuto momenti molto speciali. Vincere il doblete è stato un traguardo importantissimo sia personalmente che per il Real Madrid. Ogni anno c’è qualcuno che pensa che il Real Madrid non farà bene, ma poi alla fine vince sempre qualcosa. Anche quest’anno credo che si giocherà la Liga fino alla fine».

MARCELO E CASEMIRO – «Impossibile parlare di Real Madrid, senza parlare di Marcelo. Per tutti gli anni che ha passato a Madrid, tutto quello che ha vinto e tutto quello che ha dato per il Real, è impossibile parlare della storia del Real Madrid e non parlare di Marcelo. Questo basta per rispondere. È normale che un giocatore che passa momenti in cui non è in grande forma, ma sicuramente Marcelo è uno dei più grandi della storia del Real. Parlando di Casemiro, sono molto contento perché è mio amico da sempre, parliamo spesso di calcio, delle formazioni e piani di gioco. Guardare Casemiro, e sapere ciò che rappresenta per il Real Madrid, mi rende molto orgoglioso».

BRASILE – «Io ho sempre detto che guardo gli obiettivi a breve termine. È vero che c’è la Copa America e il Mondiale nel giro di un anno e mezzo, però in mezzo ci sono anche le qualificazioni. Io penso che siano due obiettivi molto importanti per la mia carriera calcistica. Ma ora penso alle prossime partite delle qualificazioni che saranno molto difficili, contro Colombia e Argentina, vincendole ci metteremmo in un’ottima posizione per giocare il mondiale».

NEYMAR JR – «Io credo che senza gli infortuni potrebbe essere il più forte del mondo e avrebbe già potuto vincere un pallone d’oro. Credo che gli infortuni lo abbiano rallentato in un momento molto importante, come quest’anno per esempio. Con la maturità può giocare ancora meglio. Sono stato con lui molti anni ed è un giocatore incredibile, nel modo di pensare e nel modo di terminare le giocate. Speriamo che non si infortuni ancora perché per la nazionale brasiliana è un giocatore fondamentale».

ALEX SANDRO – «Abbiamo giocato in squadre diverse, ma non posso pensare di non condividere con lui le cose della mia vita. Come ha detto l’altro giorno: “non si può parlare della storia di Alex Sandro, senza parlare di quella di Danilo e viceversa”. Siamo amici fuori dal campo, abbiamo una relazione molto bella. Parliamo molto, sia della Juve, sia della nostre vite».

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