De Biasi per la ripresa: «Non è un problema giocare ogni tre giorni»

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© foto www.imagephotoagency.it

Gianni De Biasi ha parlato dell’ipotetica ripresa del campionato di Serie A escludendo i problemi riguardanti le tante partite ravvicinate

Gianni De Biasi, ex commissario tecnico dell’Albania e allenatore del Torino tra le altre, ha parlato ai microfoni di “Tutti Convocati” della ripresa della Serie A.

RIPRESA – «Io credo che se ci togliamo dalle varie situazioni mentali che ci creiamo possiamo fare tutto. Non è un problema giocare 12 partite in uno spazio ridotto, le squadre di élite giocano normalmente ogni tre giorni. Da questo punto di vista c’è molto di buttato lì a un tanto al chilo. i calciatori sono atleti, non sono stati lì a riempirsi la pancia. Gli manca la pressione della domenica, ma non credo sia questo il problema di fondo. Il problema è legato alle situazioni vissute da giocatori che hanno visto da vicino la morte come a Bergamo e Brescia. Questo è l’aspetto da limare».

CONDIZIONI – «Io credo che si parta tutti dalla stessa condizione e non c’è uno privilegiato rispetto all’altro. Parliamo di ragazzi sani, tranne quelli che sono stati contagiati, che possono aver avuto una vita ridotta per le libertà singole ma si tenevano in condizione. Io credo che nel giro di tre settimane ci si possa ricondizionare tranquillamente senza problemi. Chi ha rose larghe farà turn-over e molto spesso si fanno problemi dove non esistono. Io sono sempre stato abituato a cercare di scavalcare un problema perché se mi affloscio davanti a una difficoltà non vado da nessuna parte e non solo nel calcio, ma in tutte le attività economiche».

LOTTA SCUDETTO – «Quando abbiamo sospeso il campionato la Lazio era la più in forma, andava a mille e ora non so se sarà la stessa squadra. La Juventus aveva un punto in più e poi c’è l’Inter che deve recuperare qualcosa. Io mi auguro che il campionato riparta perché sarebbe un segnale per tutti, un segnale che l’Italia riesce a reagire a delle emergenze».

CHAMPIONS – «E’ una situazione particolare, ma tutti sono messi nelle condizioni di giocare una partita. Non c’è altro modo, sono proprio i tempi, bisogna fare le cose col minor danno possibile sia ai giocatori sia a chi fruisce di questo spettacolo».

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