Heysel, il racconto di una tragedia: «Hooligans assassini, stadio allucinante»

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Heysel, il racconto di una tragedia: «Hooligans assassini, stadio allucinante». Francesco Caremani in esclusiva su JuventusNews24

Francesco Caremani, autore del libro “Heysel: una strage annunciata“, parla in esclusiva su JuventusNews24.

All’interno del tuo libro quali sono gli episodi che ti hanno colpito di più e ti hanno lasciato più perplesso?
«La cosa che mi fa ancora arrabbiare è che bastava pochissimo per evitare quella strage. Io la chiamo strage perchè non si tratta di tragedia o fatalità. Innanzitutto il settore Z non esisteva perchè c’erano X,Y e Z come M,N e O per gli juventini. Quindi creano il settore Z con una rete da giardino, vendono questi biglietti e lì non dovevano esserci le famiglie italiane e se le metti di fianco agli hooligans deve esserci la polizia. Se vedi che succede quello che succede intervieni prontamente ed eviti la strage. È stato scelto lo stadio sbagliato visto che era in ristrutturazione e gli hooligans hanno potuto armarsi in un cantiere lì vicino. Uno stadio dove c’era già stato un morto. Quello che ho sempre detto è che la UEFA e le istituzioni sportive belga sono stati i mandanti, gli hooligans gli assassini materiali di 39 persone, cioè hanno disorganizzato l’ordine pubblico. Questo è spaventoso. Quello che succedeva ad Heysel poteva succedere a Basilea l’anno prima (Finale Coppa delle Coppe 1984 ndr). Quello stadio era allucinante, ci passava quasi una ferrovia solo che per fortuna non c’era rivalità tra i tifosi. Quelli del Porto erano tranquilli così come quelli della Juve. Questo mi ha impressionato sinceramente, cioè l’idea di andare a vedere una partita come Juventus-Liverpool, che era considerata la finale del secolo, in pratica quasi con la consapevolezza di andare a perdere la vita perchè c’erano condizioni inaccettabili per qualsiasi partita di calcio, figuriamoci per una finale di Coppa di campioni. Poi c’è un’altra cosa che mi ha colpito…»

Prego…
«Al di là dei biglietti bagarinati all’interno, del fatto che ci hanno lucrato sopra, mi ha colpito il fatto che delle persone arrivate lì una volta viste la situazione hanno detto: “Ma io mio figlio a farlo ammazzare dagli inglesi non ce lo porto” e clamorosamente trovano biglietti o scambiano il biglietto della curva Z per andare da altre parti. Perchè c’erano altri posti oltretutto».

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