Juventus U23, Bunino: «Alla Juve impari a non mollare mai» – ESCLUSIVA

L’attaccante della Juventus U23 Cristian Bunino in esclusiva su Juventus News 24: «Ecco cosa mi ha insegnato Zironelli»

Cristian Bunino è tra i maggiori protagonisti della Juventus U23 di questa stagione. Nove reti nelle trentadue partite giocate quest’anno lo rendono il capocannoniere della squadra, con l’ultimo match da giocare sabato, contro la Virtus Entella. Con lui, in esclusiva su Juventus News 24, abbiamo fatto il bilancio della stagione.

Cos’hai pensato la scorsa estate quando è arrivata la chiamata della Juve?

«Non ero ancora molto a conoscenza del progetto Under 23. Però appena ho sentito Juventus non ho esitato molto a prendere una decisione. Ero già stato qua in passato e sapevo già com’era la società e la struttura. E’ un progetto molto importante, soprattutto per i giovani».

E’ la tua migliore stagione per la media presenze/reti: sei soddisfatto?

«Son felice di essere capocannoniere. Il rammarico più grande è non fare i play off. Ci tenevo particolarmente perché credo abbiamo tutti i mezzi per farli, anche se ormai matematicamente non sarebbe possibile. Ho fato nove gol anche se manca una sola partita, spero di chiudere bene».

Quali sono state le difficoltà maggiori dell’Under 23 in Serie C?

«Costruire una squadra da zero con 20-25 giocatori che non si conoscono non è facile, specie in questa categoria. Anche se individualmente siamo bravi per la Serie C, all’inizio abbiamo fatto fatica per questo motivo. Nella seconda parte di stagione, a livello di prestazioni, siamo cresciuti molto e credo si sia visto. Anche contro squadre che adesso sono in alto alla classifica e stanno lottando per andare in Serie B».

Ci racconti tre cose che ti ha insegnato mister Zironelli?

«Sono cresciuto molto quest’anno. Mi ha insegnato un modo diverso di attaccare la profondità, soprattutto quando abbiamo giocato con le tre punte davanti e ho fatto la punta centrale. Mi ha fatto crescere durante la fase di possesso, nel venire all’incontro e scaricare. E mi ha dato pure delle responsabilità chiedendo di dare una mano a quelli più giovani. Sono passato da essere un giovane negli anni scorsi ad essere io quest’anno quello più grande».

Qual è il gol più bello della tua stagione?

«Il gol che mi ha dato più soddisfazione è quello di Olbia, al novantesimo: abbiamo vinto la partita 1-0. In quel periodo erano tre punti importanti, uno di quelli che mi rimane di più quest’anno».

E’ cambiata lì la tua stagione?

«Non direi. Quello che mi ha dato un po’ di più a me personalmente è stato ad Albissola, perché era da cinque o sei giornate che non segnavo. Sono entrato in campo e aver fatto quel gol su rigore mi ha dato morale. Ho ringraziato pure Mokulu perché me lo ha fatto battere: ne avevamo parlato e gli avevo chiesto di tirarlo io perché ne avevo bisogno».

Ci racconti i legami più belli all’interno dello spogliatoio?

«Ho legato con tutti. Emanuello lo conoscevo già dagli anni passati perché avevamo già giocato insieme e mi è dispiaciuto quando è andato via a gennaio. Ho legato molto con Zanimacchi e Morelli, ci sentiamo tutti i giorni al di là del campo».

Cosa ti ha insegnato il mondo Juve?

«Lo conoscevo già perché avevo fatto due anni quando ero più giovane. Quest’anno ci è stata data anche l’opportunità di allenarci qualche volta alla Continassa con la prima squadra ed è tanta roba. Di là respiri il profumo del calcio vero, di una delle squadre più forti d’Europa. E’ bello essere qua: la Juventus ti mette a disposizione tutto, non ti fa mancare niente, più di questo veramente non si può chiedere nulla».

Perchè la mentalità Juve è diversa dalle altre?

«La mentalità è diversa dalle altre perché qua si punta sempre a vincere. Ogni partita non vinta è vissuta come una cosa grave. Ti faccio un esempio: quando in prima squadra vincono una partita 3-1 si arrabbiano per aver preso quel gol. Vogliono sempre migliorarsi, partita dopo partita e anno dopo anno. E’ questo il motivo per cui da otto vincono. Non è facile vincere per otto anni, soprattutto come testa. Perchè a un certo punto, vincendo sempre, c’è chi si siede un attimo. Loro invece non hanno mai mollato. Anche in Champions, secondo me, è stato un caso. Quella è una partita che se venisse ripetuta non sarebbe di nuovo così».

Quest’anno ha giocato anche contro alcune tue ex squadre, che emozioni hai provato contro Alessandria e Pro Vercelli?

«Ad Alessandria ho fatto cinque-sei mesi. Ben diverso il legame con Vercelli, dove ho concluso le scuole. Lì sono stato veramente bene. Ho avuto un ottimo rapporto sia con i tifosi che con tanti ex compagni che giocano ancora lì quest’anno. E’ stata una bella soddisfazione aver vinto e segnato, perché ci tenevo tanto. Ho lasciato il cuore lì, sono molto sia alla società che alla città».

Dove lo vedi il tuo futuro?

«Ho ancora un contratto con il Pescara. A fine stagione parleremo con il mio procuratore e vedremo cosa fare in base alle situazioni che si presenteranno. Non ci sto ancora pensando. Vediamo dove potrò avere più spazio per giocare ed essere nelle condizioni di fare bene. Qua alla Juve non c’è che dire: la struttura e la società sono il massimo».