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Juventus Under 17, Grauso presenta la stagione: «La vittoria non dev’essere un punto d’arrivo. A giugno sarei felice di vedere due cose»

L’allenatore della Juventus Under 17 ha presentato così la nuoca stagione che i suoi ragazzi si preparano ad affrontare. Le sue dichiarazioni
Sta per partire la stagione dell’Under 17 della Juventus, con mister Grauso che l’ha presentata così.
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COME È PARTITA LA PREPARAZIONE DELL’UNDER 17 – «Considerando che questo gruppo ha vinto lo scudetto la scorsa stagione, la finale si è giocata nella seconda metà di giugno e il 22 luglio eravamo già in campo per ricominciare: hanno avuto un mese di vacanza, che per dei ragazzi di questa età è un periodo piuttosto breve. Siamo partiti subito con due tornei internazionali, a Berlino e a Ginevra. Chiaramente l’obiettivo non era la vittoria finale, ma conoscerci, distribuire il minutaggio, iniziare a costruire il gruppo e gestire la preparazione. È stato un modo per alzare progressivamente il carico di lavoro: loro hanno iniziato a comprendere le esigenze del nuovo staff e noi abbiamo imparato a conoscere le loro qualità e i loro punti di forza.»
IL CONCETTO DI VITTORIA E IL LAVORO DA FARE CON I RAGAZZI – «Ripeto spesso un concetto: vincere è un fatto estremamente positivo. Se vinci significa che hai lavorato meglio, che ti sei allenato con la giusta intensità e che hai avuto la mentalità per superare i momenti difficili. La vittoria lascia nei ragazzi un ricordo bellissimo e genera emozioni che spingono a voler rivivere quelle sensazioni. Tuttavia, nel settore giovanile la vittoria non è mai un punto d’arrivo, ma un punto di partenza. Non dobbiamo cancellare quanto fatto, ma se ci si ferma a celebrare lo scudetto si perde di vista il vero obiettivo: completare la formazione del calciatore. Dico sempre ai ragazzi, specialmente ai più talentuosi: “Allenatevi per l’occasione”. Arriverà il giorno in cui sarete chiamati a esordire in Primavera, in Next Gen o in Prima Squadra. In quel momento, il pubblico vi accoglierà con favore, ma starà poi a voi dimostrare di essere all’altezza. Bisogna farsi trovare pronti per quell’opportunità, lavorando ogni singolo giorno.»
CHE LAVORO FARE CON I RAGAZZI DELL’UNDER 17 – «In un settore giovanile che funziona, ogni categoria deve aggiungere un tassello. Nei primi anni ci si concentra sulla tecnica, poi si integrano altri aspetti. A questa età bisogna lavorare su tutto senza tralasciare nulla. Dal punto di vista caratteriale, serve la capacità di non arrendersi mai: è quel “condimento” che valorizza la tecnica e la tattica. Anche in fase di scouting cerchiamo ragazzi competitivi, pronti a stare dentro le difficoltà per superarle. Nello specifico di questo gruppo, parliamo di una rosa forte, abituata ad avere spesso il controllo del pallone. Proprio per questo stiamo lavorando molto sulla fase di non possesso: migliorare come ci si difende permette di alzare l’intensità anche negli allenamenti, costringendo chi ha la palla a pensare e agire più velocemente. Ogni step richiede una velocità di gioco superiore.»
IL RISULTATO È UNA CONSEGUENZA, NON IL FINE – «I risultati sono una conseguenza, non il fine ultimo del nostro lavoro quotidiano. Nessuno di noi lavora con l’unico pensiero di vincere lo scudetto a fine anno, anche se il giorno della gara si scende in campo sempre per vincere. Con l’introduzione dell’Under 18 e i continui passaggi verso la Primavera, il livello si alza. L’insidia principale è accontentarsi di superare l’ostacolo “di misura” nei momenti in cui la difficoltà sembra minore. In una società come la Juventus bisogna abituarsi a saltare l’ostacolo di molto, perché il confronto futuro sarà con i migliori giocatori delle categorie superiori. Può capitare in qualsiasi momento che un ragazzo venga chiamato ad allenarsi con la Prima Squadra: in quel momento deve essere pronto a tenere il ritmo di quei campioni. Il vero obiettivo è questo.»
COSA VOGLIAMO OTTENERE NEI PROSSIMI MESI – «Il prossimo giugno sarei felice di vedere due cose in particolare. La prima riguarda la capacità di lettura del gioco e la comunicazione in campo: vorrei che i ragazzi arrivassero a fine stagione capaci di riconoscere le situazioni di gioco e trovare soluzioni in autonomia, senza dipendere costantemente dalle indicazioni della panchina. La seconda è l’innalzamento dell’intensità e della velocità di gioco, effettuando il passaggio definitivo da un calcio giovanile a un calcio da adulti. Se a giugno avremo vinto anche dei trofei, tanto meglio, perché significherà che questi principi sono stati assimilati. Ma la valutazione positiva di una stagione passa dalla crescita dei singoli: vedere un ragazzo considerato indietro fare un salto di qualità, o un giocatore già pronto aggiungere un nuovo tassello al suo bagaglio, è la vera vittoria del nostro lavoro.»
