Connettiti con noi

Lavagna Tattica

LAVAGNA TATTICA – A Verona ci prova solo Dybala, ma non basta

Pubblicato

su

Ascolta la versione audio dell'articolo

Dybala è stato il leader tecnico della Juve a Verona. L’argentino ha tirato e creato molto, ma non è bastato per vincere

Ieri abbiamo scritto degli enormi problemi della fase di possesso bianconera. La squadra è costantemente ferma, sembra quasi che i compagni si divertano a rendere la vita difficile al giocatore che in quel momento ha la palla, costretto spesso a tornare indietro per mancanza di soluzioni di passaggio. C’erano distanze troppo ampie tra i calciatori, in particolare tra Arthur e le due mezzali. La squadra faceva davvero fatica a guadagnare metri, il pressing scaligero tenevano i bianconeri lontani dalla trequarti veronese. Abbiamo spesso visto un Morata bassissimo, con la Juve che faticava a innescare i propri giocatori offensivi.

I pochi movimenti si vedevano anche quando i bianconeri consolidavano il possesso nella trequarti rivale. Prima del forcing finale (con McKennie che ha avuto un ottimo impatto), l’area era spesso vuota, con un Morata troppo isolato.

Nella slide sopra, per esempio, Cuadrado prova un difficile tiro da 25-30 metri con il fronte offensivo vuoto. C’è solo Morata al centro, circondato da maglie rivali.

I bianconeri hanno poi sfruttato male l’ampiezza. La Juve cercava prevalentemente di sfondare con combinazioni centrali, che però raramente davano frutti. Si sarebbe potuto fare girare palla da un lato all’altra per andare al cross, ma la Juventus non è quasi mai riuscita a servire Cuadrado e Alex Sandro in corsa.

L’unica nota lieta della partita consiste nella prestazione di Paulo Dybala, che in un contesto difficile si è dimostrato leader tecnico della squadra. Va detto che quando i bianconeri faticavano ad arrivare nella trequarti scaligera, anche l’argentino ha patito: la squadra lo serviva in contesti difficili, spalle alla porta e sempre aggredito dai sempre precisi marcatori di Tudor. Ha perso così diversi palloni, tra cui quello che poi ha portato al primo gol. Quando però la Juve si stanziava nella metà campo rivale, l’ex Palermo era per distacco il più pericoloso. Tutti i pericoli sono arrivati da lui, era il catalizzatore della squadra negli ultimi metri. Partire dai numeri ci aiuta a inquadrare la sua gara. La Joya è stato il quarto bianconero per passaggi totali (50), ha effettuato più della metà dei tiri della squadra (8 su 15) ed è stato l’unico juventino ad azzeccare dei dribbling (ben 3).

Raramente i bianconeri riuscivano a tirare dentro l’area di rigore, ma Dybala era bravo a crearsi situazioni favorevoli dalla distanza o comunque da posizioni invitanti. Per quanto Morata sia crollato nella ripresa, va detto che – in un contesto difficile – nella prima frazione ha lavorato bene in coppia con la Joya, mandandolo diverse volte al tiro. Basti pensare che lo spagnolo ha effettuato 5 passaggi chiave sui 13 totali della Juve (e tutti per Dybala).

Due situazioni in cui Dybala si libera molto bene per andare al tiro. Nella prima slide, in un’area piena di maglie veronesi, dialoga benissimo con Morata sul breve.

E’ significativo anche il già citato dati sui dribbling. In un contesto di totale aridità, dove in pochi si prendevano responsabilità,  Dybala era pressoché l’unico che provava a forzare la giocata. Ne è un esempio l’occasionissima di Morata a inizio match, che è quasi totalmente merito della Joya.

L’area è totalmente vuota a parte Morata, ma Dybala riesce a saltare l’uomo e a servire lo spagnolo dentro l’area.

Insomma, tra i molti problemi della Juve non c’è senza dubbio la Joya. In una squadra che offre un bassissimo livello organizzativo e agonistico, l’argentino è l’unico che dà costantemente la sensazione di poter creare qualcosa.