LAVAGNA TATTICA – Come Pirlo ha punito i difetti del Milan di Pioli

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La Juve di Pirlo ha fatto ben venire a galla i limiti del Milan di Pioli. I bianconeri hanno attaccato con efficacia in campo aperto

Attacchi in campo aperto

Ieri abbiamo scritto della grande solidità difensiva della Juve contro il Milan. Per quanto riguarda la fase di non possesso, i bianconeri hanno avuto qualche difficoltà nel superare il pressing rossonero. Fedele ai propri principi nonostante le molte assenze, il Milan ha applicato un intenso pressing uomo su uomo, anche dentro l’area di rigore dei bianconeri. Per larghe fasi del match, la Juve ha faticato a risalire, spazzando spesso lungo e perdendo qualche pallone di troppo, soprattutto con un Bentancur assai impreciso.

Un esempio in questa slide, dove la Juve fatica a uscire dal basso ed è costretta a lanciare lungo. Il Milan è corto in zona palla.

Ovviamente, questa altezza del pressing rossonero generava tanti spazi in campo aperto una volta che si riusciva a superare il pressing. Proprio per questo Pirlo ha preferito Rabiot a McKennie, proprio perché il francese ha capacità di break superiori, con ottime conduzioni sul lungo.

I compiti di Dybala e CR7

Nel contesto della gara di San Siro, erano anche importanti i compiti di Dybala (autore di 2 assist) e Cristiano Ronaldo. Anche se non in modo radicale come Verona e Atalanta, il Milan applica marcature a uomo piuttosto aggressive. Le due punte bianconere, Dybala soprattutto, avevano il compito di mandare fuori posizione Kjaer e Romagnoli, di modo che i compagni potessero attaccare gli spazi alle loro spalle.

Un esempio qui. Dybala e CR7 portano fuori posizione Romagnoli e Kjaer, Ramsey si buttano dentro.

Il grande merito è quello di avere isolato tante volte Chiesa sul lato debole, dove ha potuto puntare Theo Hernandez. Il terzino milanista ha grandi qualità offensive, ma soffre quando è costretto a difendere basso ed è sempre puntato dall’avversario. Visto che i rossoneri difendono soprattutto a uomo e ingaggiano tanti duelli individuali, Theo si trovava spesso da solo, senza supporto da parte dei compagni.

Chiesa gli ha fatto vedere i sorci verdi, associandosi bene con Dybala. Basti vedere come è avvenuto il primo gol: su una combinazione tra i due, la Joya viene incontro e porta fuori posizione Romagnoli. Chiesa è bravo ad attaccare lo spazio liberato dal compagno, con Theo che è in ritardo nell’inseguirlo.

Il gol di Chiesa, con Theo in ritardo nell’inseguirlo.

Alla lunga, è stato un limite per il Milan approcciare il match con una tale intensità e aggressività. Con la rosa rimaneggiata che aveva Pioli, sarebbe stato pressoché impossibile reggere nei 90′, visto che – al contrario di Pirlo – l’allenatore aveva ben poche armi dalla panchina.

I cambi incidono

Nella ripresa, sono infatti aumentati gli attacchi in campo aperto della Juve, che è spesso riuscita a ribaltare il campo contro un Milan ormai stanco per i grandi ritmi tenuti nella prima frazione. Basti pensare a come è arrivato il terzo gol, con un break di Rabiot che ha bucato in due la pressione rossonera. Kulusevski ha poi fatto la differenza puntando Romagnoli in campo aperto. A differenza di altre gare, Pirlo ha inciso dalla panchina, facendo entrare i giocatori al momento giusto.

L’azione del terzo gol, il break di Rabiot fa la differenza.

Insomma, anche se non tutto ha funzionato al meglio (la Juve deve crescere nella resistenza al pressing rivale), i bianconeri hanno saputo interpretare e gestire bene i momenti della gara, punendo gli scompensi rivali. Una vittoria di cui Pirlo aveva assolutamente bisogno, sia per il morale che per la classifica. Può essere la svolta per la stagione della Juve, fin qui costellata da tanti problemi.

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