Marani: «Il calcio non è solo questione di Inter e Juve»

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Marani: «Il calcio non è solo questione di Inter e Juve». Il giornalista sulla questione Coronavirus e rinvii di Serie A

Matteo Marani, giornalista di Sky Sport, ha parlato dell’argomento Coronavirus in correlazione ai rinvii di Serie A analizzando la situazione e le possibili soluzioni.

ASSEMBLEA – «Adesso bisogna ragionare insieme, perché c’è il rischio che il campionato non arrivi fino in fondo. I club mercoledì devono parlarsi per un principio di bene comune che è la Serie A. Lasciamo da parte i calcoli, i machiavellismi, che già davano fastidio prima, di fronte ad un’emergenza come questa che potrebbe ora essere affrontata a livello europeo, un tema che sta coinvolgendo tutti noi e dove ognuno sta perdendo qualcosa. Il presidente deve andare dritto per la sua strada, serve una guida ferma alla quale tutti si attengano. Mercoledì sarà l’occasione per sedersi ad un tavolo e capire tutti quale deve essere la soluzione anche se tutti finiranno inevitabilmente col perderci qualcosa. Nel secondo dopoguerra, nel 1945, il calcio si riattivò dando un segnale di ripresa ad un Paese devastato. Il campionato ha uno straordinario valore economico e sociale, quindi troviamo una soluzione. Servono responsabilità, serietà e regole, perché negli ultimi anni facciamo fatica ad accettare le regole a tutti i livelli. Il momento è difficile per tutto il Paese, prendiamo coscienza. Anche i tifosi devono essere seri: tutti hanno dato un’interpretazione di parte delle vicende degli ultimi giorni, così come avvenne per Calciopoli. Ma c’è un bene comune superiore, che è il calcio: che ci tiene insieme, ci dà emozioni, che ci ha fatto innamorare. I dirigenti devono schermarsi da questa situazione, dando loro l’esempio per primi».

INTER-JUVE – «Il calcio non è solo questione di interisti e juventini: il calcio è di tutti, e tutti devono rispettare le regole, a tutti i livelli. Basta con la furbizia, che ha messo in ginocchio il sistema calcio e il sistema Paese. La Serie A è la somma di 20 squadre, non di due o tre. Così si manda un messaggio sbagliato: tutte le società sono importanti, chi ha più tifosi ha gli stessi diritti di quelle più piccole. Il calcio deve mandare un messaggio di serietà, tutti siamo pronti ad accettare compromessi ma se chi governa le situazioni lo fa dando messaggi di serietà e capacità di governare, si fanno più volentieri i sacrifici. La Lega poi deve essere ferma nelle sue decisioni e i presidenti devono dare senso di potere a chi comanda, questa è l’istituzione».

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