Lippi: «Farei finire i campionati, anche a porte chiuse»

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© foto www.imagephotoagency.it

Marcello Lippi parla dell’emergenza Coronavirus, tra questioni politiche e quelle del mondo del calcio: ecco le sue parole

Marcello Lippi, ex allenatore della Juventus, è intervenuto ai microfoni di Radio Sportiva. Ecco le sue parole relative all’emergenza Coronavirus.

EMERGENZA CORONAVIRUS – «Sono incavolato perché tutti dicono ‘Bisogna fare squadra ed essere uniti’. Mi riferisco ad esempio alla comunità europea. Sono sempre stato europeista convinto, ho sempre pensato a un continente unito dove tutte le nazioni mettono le loro forze e le loro qualità a disposizione degli altri come fa una grande squadra, è questo il senso della comunità europea. Qualcuno dovrebbe spiegare a questi signori che cosa significa essere una vera squadra. Significa cooperazione, solidarietà, mettersi a disposizione degli altri soprattutto in caso di necessità. Questo vuol dire essere una squadra. Solo così si vince, credetemi. Io vedo che ognuno pensa al proprio giardino e ai propri interessi. Questa gente non ha idea di quante cose possa fare un gruppo unito, compatto e creativo».

MONDIALE 2006 – «C’era una frase che mi piaceva dire alle mie squadre molto spesso: ‘Nessuno di noi è forte come tutti noi’. Non è solo una questione di Italia, ma anche di altre nazioni come Germania, Francia, Spagna. Per forti che siano, quando sarà superata la crisi sanitaria, speriamo al più presto, tutte queste si troveranno di fronte a una crisi ancora più difficile da superare, quella economica. Da soli nessuno potrà riuscire a superarla se non faranno davvero squadra. Ecco perché sono incazzato».

TAGLIO STIPENDI – «Credo ci fosse già un’idea collettiva. Palavo con amici e colleghi in questi giorni. Nessuno ha mai avuto dubbi che i calciatori si sarebbero messi a disposizione. Si fa troppa demagogia sui calciatori: viziati, egoisti, troppi soldi. Non è così, è il contrario. Il mondo del calcio è molto più sensibile di quanto si creda. Le società saranno penalizzate, non giocheranno per un mese due, tre e non avevo dubbi che i calciatori si sarebbero messi a disposizione in questo periodo».

RIPRESA SERIE A – «E’ una cosa eccezionale e a detta di tutti nessuna delle persone viventi aveva mai vissuto una situazione così. Sono dell’opinione che i campionati debbano finire, tutti. Che poi finiscano ad agosto, maggio, settembre, si vedrà. Vorrà dire che il prossimo campionato sarà condensato maggiormente e inizierà più tardi ma i campionati devono finire. So che giocare a porte chiuse non è calcio, tutti vorrebbero avere spettatori e tifosi ma nel momento in cui non è possibile e si può portare avanti il campionato è la cosa più importante. L’importante è che le tv diano in chiaro le partite e non penalizzino chi non ha certi abbonamenti».

SPADAFORA – «Questo è il modo di fare squadra che qualcuno intende. Non è questo il modo. Ci vuole collaborazione, interventi, riunioni, parlare, confrontarsi, senza andare a mettere sui giornali e in tv queste dichiarazioni, credo. Io non sto dalla parte di nessuno, sto dalla parte del buonsenso. E’ inutile fare delle guerre a livello mediatico, sarebbe il caso di mettersi a sedere, trovare la soluzione migliore. Speriamo di cuore di parlare presto di calcio, vorrà dire che il problema più grande di tutti se ne è andato».

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