
McKennie titolare in Juve NEC: come cambiano i bianconeri con il ritorno dal 1′ dell’americano e le parole di Spalletti alla vigilia
La scelta di schierare McKennie dal primo minuto nella fondamentale sfida europea contro il NEC Nijmegen rappresenta la vera svolta nell’impostazione di gioco della Juve. Il pieno recupero fisico del centrocampista texano, che si è lasciati alle spalle i problemi di natura muscolare accusati di recente, permette infatti a Spalletti di optare per uno schema estremamente versatile e dinamico. La presenza sul terreno di gioco dello statunitense permette di modificare l’assetto della squadra a partita in corso, offrendo soluzioni tattiche differenti sia in fase di possesso sia di copertura.
Posizionato sulla linea dei trequartisti, il centrocampista trasforma radicalmente il volto della manovra. La sua presenza garantisce una solidità senza pari nel cuore del campo: oltre a dominare sulle palle alte grazie a un’eccellente elevazione, il giocatore assicura un costante filtro difensivo. Quando la palla è tra i piedi degli avversari, guida la prima pressione agendo con aggressività e intelligenza tattica per interrompere le fonti di gioco nemiche.
Allo stesso tempo, l’incursore americano non trascura la fase offensiva. La capacità di McKennie di proiettarsi negli spazi vuoti e attaccare l’area di rigore avversaria costituisce una costante minaccia per le difese rivali, qualità arricchita da un fiuto del gol non comune per un mediano.
Le parole di Spalletti prima del match di Europa League chiariscono perfettamente quanto l’apporto dell’americano sia ritenuto fondamentale nell’economia della partita. Spalletti in conferenza alla vigilia di Juve Nec: «Io domani McKennie lo voglio in campo all’inizio, per troppi motivi. Per cui McKennie gioca».
L’inserimento dell’americano nell’undici di partenza non è dunque una semplice rotazione dovuta all’emergenza o alla gestione delle energie, ma una precisa strategia per imporre ritmo, forza fisica e imprevedibilità fin dal primo minuto di gioco.