
«Juventus in ritiro? Io il ritiro lo farei fare a Spalletti. Non si sta dimostrando idoneo»: Moggi attacca il tecnico bianconero
L’ingresso della Juventus nel ritiro blindato della Continassa, scattato formalmente questa sera in vista della delicatissima sfida casalinga contro il Napoli, continua ad alimentare un dibattito incandescente attorno alla tenuta della guida tecnica di Luciano Spalletti. Nel bel mezzo di una crisi tecnica e caratteriale acuita dal pesante passo falso di Marassi contro il Genoa e dalle frizioni emerse nello spogliatoio, a commentare senza mezzi termini la situazione è intervenuto Luciano Moggi. Dai microfoni di Radio Radio, l’ex dirigente bianconero ha bocciato con durezza la scelta del club di ricorrere al ritiro punitivo, puntando l’indice contro le responsabilità dell’allenatore e i limiti qualitativi dell’organico:
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«Ma occorrono i giocatori di qualità, occorrono i giocatori da Juventus che adesso non ci sono. Ha detto sui giornali (si riferisce a Spalletti ndr): “Io sono l’uomo giusto” e non vorrei fosse l’uomo giusto per rovinare la Juventus. Squadra in ritiro? Ma io il ritiro lo farei fare a Spalletti. Allora, voi sapete che io sono già 6-7 mesi che dico che non è l’allenatore idoneo. Lui ha voluto dimostrare praticamente che non è proprio idoneo, lui parla, sembra un libro strappato e praticamente nessuno capisce quello che dice. Il problema di fondo di quest’uomo che adesso ha detto sui giornali di oggi:”Io sono l’uomo giusto” e non vorrei fosse l’uomo giusto per rovinare la Juventus, quindi il problema di fondo deve essere su questo, non c’è dubbio, e non è il ritiro, non è il ritiro perché quando un giocatore della Juventus, Bremer, ne ha fatti spesso, arriva a dire “ognuno guarda l’orticello suo, nessuno si impegna”, è un’accusa prima di tutto all’allenatore che non c’è, e poi ai compagni, e poi dopo lo vediamo nella partita con il Genoa, che è una delle peggiori. Quindi voglio dire, c’è qualcosa che non funziona, ma sapete da cosa dipende? Dal capo, che è l’allenatore, che è il signor Luciano Spalletti, perché se avesse avuto un minimo di sentimento diverso, lui prendeva e metteva, non la multa a Bremer, lo metteva in tribuna e poi anche una sonora multa. Ma cosa può rendere lui adesso? C’ha in mente, te lo dico io il Leverkusen, questa roba qua, e quindi se vuole andare dalla Juve, lui dice che non si impegnano, la passo io invece la penso in un’altra maniera, che sono proprio delle pippe, ognuno praticamente in un ruolo diverso dalle loro caratteristiche, perché ce ne sono pochi che praticamente hanno un ruolo ben definito e questo praticamente è il male di una squadra che non riesce a legare. Tenere presente che chi è stato acquistato adesso, Woltemade, è uno dei migliori, ma non uno, potremmo dire uno dei meno peggio, perché certamente non ha la qualità per far diventare competitiva la Juventus, almeno, a Lecce è stato quello che ha dato l’imbucata per il primo gol. Allora qui va in campo soltanto l’allenatore, il quale nell’intervista che ha fatto prima della partita di Genova, ma sapete cosa ha detto? Ha detto: “Noi siamo sul pezzo, andremo a Genova praticamente…”, e la squadra ha fatto esattamente il contrario di quello che ha detto lui».
Un affondo a tutto campo che fotografa il clima di profonda sfiducia che circonda l’ambiente bianconero alla vigilia del big match dello Stadium. Con la squadra rinchiusa al J-Hotel e i vertici societari in attesa di segnali tangibili, per Spalletti e il suo gruppo la sfida contro gli azzurri assume i contorni di un esame senza appello: solo una risposta d’orgoglio e di sostanza sul campo potrà allontanare lo spettro di un ribaltone imminente.