Montero: «Dovevo andare all’Inter, ma Moggi mi chiamò e scelsi la Juve»

Iscriviti
montero
© foto www.imagephotoagency.it

Montero: «Dovevo andare all’Inter, ma Moggi mi chiamò e scelsi la Juve». L’ex bianconero sulla sua scelta di trasferirsi a Torino

Paolo Montero, ex difensore della Juve e attuale allenatore della Sambenedettese, è stato intervistato da TuttoMercatoWeb affrontando alcune tematiche.

CORONAVIRUS – «Spero passi presto questo momento molto delicato dovuto al Coronavirus. Anche se temo che non sarà un periodo corto. Non voglio essere pessimista, ma andremo per le lunghe. Ho letto l’intervista di Cannavaro che vive in Cina, non supereremo in fretta questa situazione».

ARRIVO ALLA SAMB – «Ho un bel rapporto con Marcelo Open, mi hanno chiamato Daniele Piraino e Marco Mignini in qualità di intermediari chiedendomi se mi interessasse allenare in Serie C e poi mi è arrivata la telefonata del direttore Fusco. Comunque già avevo in mente di fare il master in Italia e quindi ero già proiettato su un’esperienza italiana. La Serie C è un campionato difficile e San Benedetto è una piazza calda».

MODELLA DA ALLENATORE – «Da quando ero bambino al Penarol ho avuto allenatori propositivi che cercavano il risultato. E questo mi è rimasto. In Italia ho un bel ricordo di Mondonico, Lippi, Ancelotti, Capello e Guidolin che ha allenato il Vicenza più importante di tutti i tempi».

INTER – «Avevo già avuto una riunione con l’Inter. Un giorno, quello decisivo, ero a Bergamo, sarei dovuto andare a Milano per firmare. All’improvviso mi hanno chiamato Moggi e Lippi. Stavo discutendo con l’Inter sul contratto, ma ricevere la chiamata dall’allenatore, che avevo avuto all’Atalanta, è stato determinante. Poi Moggi facendo la trattativa mi ha fatto capire quanto mi volesse. E così rispetto all’Inter ho scelto Lippi e la Juventus».

ATALANTA – «Percassi mi ha comprato quando ero giocatore, di lui ho un grande ricordo. E poi l’Atalanta sta facendo benissimo con Gasperini. Del presidente ho il ricordo di una persona coraggiosa. Oggi calciatori che prende non sono conosciutissimi, poi diventano fenomeni. E il centro sportivo, Zingonia oggi sembra un Paese. Percassi è ambizioso. E quando investi su te stesso meriti soddisfazioni».

PANCHINA DEI SOGNI – «Mi piacerebbe rifare il percorso fatto da calciatore: Atalanta e Juventus. Però oggi penso al presente, qui a San Benedetto la gente mi ha trattato bene, non voglio mancare di rispetto ai nostri tifosi. Non posso pensare al futuro anche perché gli ultimi risultato non ci hanno aiutato».

ISOLAMENTO – «Fin da bambino sono abituato a stare sul campo. Per fortuna sono con la mia famiglia che è venuta dall’Uruguay. Poi chiamo gli amici di Torino e Bergamo, mi alleno. Ho visto delle partite nostre e quelle di grandi allenatori del passato che ho affrontato per vedere come giocavano le squadre. Leggo, cerco di far passare il tempo. No, niente serie tv: non ho la pazienza di seguirle».

RIDUZIONE STIPENDI – «Da fuori è difficile dare un’opinione. Però è anche vero che le tv hanno pagato i diritti fino ad aprile… Se a me calciatore di Serie A il club chiedesse di togliere parte dello stipendio per aiutare un collega di Serie C in difficoltà allora lo farei volentieri. Ma altrimenti bisognerebbe valutare, perché se hai preso i diritti tv non dovresti chiedermi di tagliarmi lo stipendio. Magari si ricomincia. E poi faccio un esempio: i nostri calciatori non fanno lavoro tattico con me, ma ogni giorno si allenano da casa con il preparatore in video e quindi continuano a lavorare».

SERIE C – «I calciatori di Serie C non possono permettersi di abbassarsi lo stipendio, è tutto diverso. A San Benedetto abbiamo tanti calciatori in prestito e in scadenza di contratto, penso a loro. Noi comunque siamo fortunati: abbiamo un presidente che ha sempre fatto fronte ai suoi impegni e rispettato la parola data. Fino a giugno tutti gli impegni verranno rispettati. Ma il pensiero è anche un altro».

Condividi