PUNTO A CAPO – La sconfitta si recupera, l’atteggiamento no

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La sconfitta a Lione è rimediabile, ma preoccupa soprattutto l’atteggiamento di una Juve fuori dalla partita per 80 minuti.

C’è qualcosa che manca a questa Juve, e non è una questione di sistema di gioco e nemmeno di singoli. L’andata degli ottavi di Champions ha evidenziato i limiti collettivi a livello di mentalità di una squadra apparentemente appagata, anche in Europa: non si spiega altrimenti l’atteggiamento leggero e poco convinto sfoderato a Lione, da parte di una Juve che avrebbe dovuto mangiarsi il campo e invece è finita sbranata da un modesto OL, settimo in Ligue 1. A tradire la Signora spesso è il modo di approcciare la partita, e anche in campionato capita spesso di assistere ad un primo tempo di fatto regalato agli avversari. Ma possibile che nemmeno in Champions il gruppo ritrovi stimoli e motivazioni?

Le parole di Bonucci, nel post partita fanno riflettere. «Qualcosa si respirava già nello spogliatoio prima della gara, non c’era quell’elettricità giusta per affrontare una partita di Champions». Se nemmeno gli ottavi di Champions riescono a provocare una scintilla nel gruppo il problema è più grave del previsto. Figurarsi Lecce Juve o Juve Genoa. Serve un cambio di mentalità deciso, perché avanti di questo passo si rischia solo di chiudere la stagione senza trofei, un’eventualità che la dirigenza juventina non ha nemmeno intenzione di prendere in considerazione. La Juve di Allegri, dopo 5 Scudetti (più i tre di Conte) e due finali di Champions, ha sempre avuto la stessa fame del primo giorno. Possibile che tra rivoluzioni tattiche in panchina, addii illustri e nuovi arrivi nello spogliatoio questa Juve abbia perso l’appetito che l’ha sempre contraddistinta?

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