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Juventus U23

Rafia: «Il gol al Genoa, Pirlo, Ronaldo, Benzema e il futuro: dico tutto»

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Lunga intervista a Rafia, calciatore della Juventus, in gol in Coppa Italia con il Genoa. Parole tra passato, presente e futuro

Per Hamza Rafia, la vita è cambiata un po ‘da quella pazza sera del 13 gennaio in cui ha segnato il gol vittoria in Juventus-Genoa 3-2 di Coppa Italia. Intervistato da Eurosport, il giocatore della Juventus U23 ha raccontato alcuni retroscena su quella sera e non solo.

JUVE GENOA – «Mi stavo riscaldando e all’improvviso il vice-allenatore mi ha salutato con la mano. Pensavo che sarei tornato a sedermi in panchina. Ero pronto ma eravamo sul 2-2. Poi il mister mi ha chiamato, ho visto che si fidava di me e ho voluto ricambiare la sua fiducia».

L’ADDIO AL LIONE – «Ho trascorso nove anni a Lione. Avevo firmato lì un contratto giovanile di due anni, che mi ha poi permesso di firmare un contratto professionistico ma sentivo che l’OL non contava realmente su di me. Quando hai 20 anni e non hai ancora fatto molto con la prima squadra capisci molto. Mi sarebbe piaciuto vincere all’OL, come hanno fatto tanti giovani. Dopo di che, si è presentata l’occasione per l’U23 della Juve. Ho firmato e me ne sono andato da Lione. Questo trasferimento mi ha permesso di essere in un grande club e di giocare. L’OL mi ha sempre trattato bene e ha incassato anche una buona cifra dal mio addio, questo compenso è stato anche un modo per ringraziarli. È stato tutto fatto amichevolmente, era solo la fine di una relazione. Non c’era disaccordo. Mi sarebbe piaciuto fare lo stesso di Benzema e Lacazette e poi, perché no, unirmi ad altri club europei. Non mi sto nascondendo, sarebbe stato un sogno. Ma il calcio è così e ora penso alla Juve».

L’ARRIVO ALLA JUVE – «Avevano studiato il mio profilo e mi avevano seguito alla Youth League. Il loro progetto mi ha permesso di potermi confrontare con i più grandi. Inoltre non sono lontano da casa e mi sono adattato perfettamente. Questo trasferimento mi ha fatto assumere un’altra dimensione. Oggi parlo la lingua e sono molto ben integrato qui».

CALCIO ITALIANO – «Ricordo, ancora oggi, uno dei primi momenti quando sono arrivato alla Juve. Fabio Pecchia, il mio primo allenatore, ha organizzato sessioni tattiche nei giorni delle partite. Ci siamo alzati la mattina, ci siamo vestiti per andare al campo. Devi lavorare tanto ma poi sai esattamente cosa fare in una partita. Per giocatori come me, è stato notevole. Ad esempio, devi venire ogni giorno un’ora prima dell’allenamento. E trenta minuti prima, dobbiamo essere tutti in palestra. Non è richiesto, ma è una cosa normale per tutti. Lavoriamo più che in Francia».

SOSTEGNO JUVE – «È un club che ti supporta in tutte le procedure amministrative, anche per trovare il tuo appartamento. Tutte le cose quotidiane vengono gestite. Questo ti permette di concentrarti sul calcio giocato. Qui la gente vive per il calcio, si respira il calcio, è qualcosa di incredibile. Non me l’aspettavo. La Juve, che ogni anno vince un trofeo, è rispettata da tutti. Anche gli U23 come noi sono già richiesti».

PARAGONE LEGA PRO CON IL CALCIO FRANCESE – «È la terza divisione, puoi paragonarla al livello nazionale in Francia. È davvero un buon trampolino di lancio. Permette ai giovani talenti di esprimersi e di mostrarsi. Non c’è niente da invidiare a livello di Barça o Real U23. Siamo gli unici in Italia. Inoltre, la scorsa stagione abbiamo vinto la Coppa Italia di C. Il nostro obiettivo è la Serie B».

LA SQUADRA – «Questa squadra è eccezionale. Sono tutti campioni ma sono persone normali e semplici. Giorgio (Chiellini) è molto interessato, viene spesso a trovarci, anche suo fratello è nello staff del club. Sono tutte persone molto belle oltre ad essere dei grandi calciatori».

CRISTIANO RONALDO – «Potersi allenare con un giocatore del genere conferma che sei sulla strada giusta. Questo è un esempio, uno stimolo per il futuro. È molto motivante essere al suo fianco. Per me, questa non è una fine. Ma solo l’inizio. Si allena sempre duramente. E’ la definizione della parola lavoro».

PIRLO – «È un allenatore molto vicino ai giocatori, pur mantenendo la distanza tra l’allenatore e i giocatori. Tutti hanno molto rispetto per lui. Non parla molto, ma quando lo fa viene ascoltato molto. Non deve urlare ad alta voce. Dà davvero ottimi consigli».

IL GOL AL GENOA – «Era molto importante per me. A quel tempo, ovviamente, pensavo ai miei genitori e alla mia famiglia. Con la scarica di adrenalina, non mi ero nemmeno reso conto di essermi fatto male prima. Ho segnato il mio primo gol con un infortunio. Ho ricevuto molti messaggi dopo…».

IL MESSAGGIO DI BENZEMA – «Vivevamo nella stessa strada. Karim, di cui sono grande amico di suo fratello con cui ho iniziato insieme nel Terraillon. All’OL avevamo gli stessi allenatori, giocavamo sugli stessi terreni. Benzema mi ha sempre consigliato, siamo in contatto anche ora che sono alla Juve alla quale mi dedico totalmente. Volevo diventare come lui, sperando che questo fosse solo l’inizio».

OBIETTIVI – «Prima ero un giocatore U23 che poteva pretendere di giocare per una squadra professionistica. Adesso mi sono fatto vedere, ho segnato … sto recuperando dall’infortunio e poi vedremo. Per i prossimi sei mesi la mia testa è sulla Juve. Sono molto felice lì e voglio continuare a migliorare. È davvero un club che respira il calcio. A Torino si sente l’odore della Juve ovunque. E questo può solo farti venire voglia di continuare a lavorare. Restare qui, crescere e migliorare: è il club giusto per imparare a vincere. Gioco nella Juve ma non sono ancora in prima squadra. Continuo a crescere in silenzio».

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