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Raspadori Juve, l’ex allenatore: «Non mi scorderò mai quell’episodio» – ESCLUSIVA

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Raspadori Juve: il suo ex allenatore nel Progresso, Aldo Tolomelli, ne ha parlato così in esclusiva a Juventusnews24

Chi lo conosce bene sa che la sua esplosione non è certamente frutto del caso. Lavoro, mentalità, talento dietro la maturazione di Giacomo Raspadori, che col suo Sassuolo sfida questa sera la Juve ma proprio la Juve potrebbe essere il suo prossimo destino. Ne abbiamo parlato in esclusiva su Juventusnews24 con Aldo Tolomelli, suo ex allenatore nei Pulcini del Progresso, società di Castel Maggiore in provincia di Bologna, nella quale l’attaccante è cresciuto. Due anni con Raspadori per l’allenatore tra aneddoti e retroscena in un tuffo nel passato.

Se le pronuncio il nome di Giacomo Raspadori, qual è la prima cosa o il primo ricordo che le viene in mente?

«Passione sfrenata, per il calcio. Era il primo ad arrivare, l’ultimo ad andare via dagli allenamenti, dovevamo buttarlo fuori dal campo. E ancora oggi non so quale sia il suo piede forte: calciava allo stesso modo, con il destro e con il sinistro. Ho provato anche a complicargli la vita, con i vari esercizi, ma niente… Molto bravo ma anche molto umile: trascinatore, sempre disponibile con i compagni. Io lo guardo adesso e lo vedo ancora così».

Che tipo di calciatore era da bambino? Nel Raspadori di adesso rivede ancora qualcosa dell’attaccante che lei ha conosciuto?

«La positività, io vedo questo in lui. È sempre positivo, non molla mai, fa bene a tutto il gruppo. Lui giocava in tutti i ruoli, l’ho messo dappertutto a parte in porta (ride ndr). Ho vinto non so quanti campionati, tornei con lui. Noi abbiamo un torneo interno, nazionale, il Tassi, e lo abbiamo vinto per due anni di seguito. Non avevo solo Jack in questo gruppo, era una squadra di livello: altri suoi compagni non sono arrivati tra i professionisti ma hanno fatto una buona carriera tra i dilettanti, in Serie D e in Eccellenza. Era un piacere allenarli».

Fuori dal campo, invece?

«Era sempre sul pezzo. Lo vedevo nei parchi che abbiamo qui giocava per ore e ore, allenava il piede debole, il sinistro, che tanto debole non è. Fuori dal campo è sempre stato un ragazzo disponibile, coi piedi per terra, anche quando l’ho rincontrato che giocava già al Sassuolo. È un esempio per tutti i ragazzi».

Un aneddoto particolare legato a lui?

«C’è un momento che mi è rimasto dentro. Torneo Tassi, sotto l’acqua, la finale non si sbloccava. Parliamo di calcio a 5, dunque campo stretto. Giacomo va da calcio d’angolo, mi guarda e mi dice ‘Mister, posso tirare in porta?’. Gli ho detto ‘Vai, se te la senti prova’. L’ha messa sul secondo palo sotto l’incrocio e abbiamo vinto il torneo. Erano già i primi segnali: il percorso era ancora lungo ma sapevo che con la sua testa Jack sarebbe arrivato lontano. C’è un altro episodio che mi viene in mente: dovevamo fare una marea di gol per passare il turno. Giacomo si è avvicinato e mi ha detto ‘Che problema c’è mister, noi passiamo il turno’. Ne ha fatti 8/9 lui e gli altri li ha fatti fare ai suoi compagni così noi superammo il turno per differenza reti».

Si aspettava questo tipo di esplosione da parte sua, soprattutto così giovane?

«Sì, conoscendolo sì. Quando lo incontravo, che era già al Sassuolo, mi diceva ‘Mister, io devo segnare tot gol’. Oppure anche con la Nazionale, se giocava un quarto d’ora voleva comunque segnare. È una roba incredibile… L’ho visto fare anche gol di testa in Serie A, è uno spettacolo. Vederlo è sempre un’emozione: pensare a quando lo allenavo io e rivederlo così ora. È sempre quel giocatore lì, per me non è cambiato niente. A livello muscolare era già molto avanti anche rispetto agli altri».

Il suo nome è accostato fortemente alla Juve come potenziale sostituto di Dybala. I bianconeri farebbero bene a puntare su di lui?

«Sì, fossi nella Juve ci punterei. Anche perché è un ragazzo che fa veramente bene allo spogliatoio secondo me. Lui è così, positivo sempre. Non se l’è mai tirata. Alle spalle poi ha una famiglia di un certo tipo, non si sono mai messi in mezzo. I suoi genitori sono rimasti qui dove lui è cresciuto, danno una mano, la mamma organizza i camp estivi con i ragazzi. Raspadori non ha trascurato neanche la scuola, nonostante tutti gli impegni. Posso parlare solo bene di lui».

A livello mentale riuscirebbe secondo lei a reggere subito la pressione?

«Secondo me sì, lo ha dimostrato anche con Mancini in Nazionale. Quando è stato mandato in campo si è fatto sempre trovare pronto. Alla Juve è un mondo più particolare ma può fare sicuramente bene».

Giriamo il discorso. Se Raspadori può essere un profilo da Juve, la Juve è la squadra ideale per il suo futuro?

«Assolutamente sì, la Juve rappresenta il massimo in Italia. Lui al Sassuolo ha trovato un ambiente ideale per i giovani, però per me può dire la sua. Se la Juventus intraprende comunque la linea dei giovani, con Giacomo non sbaglia chiaramente».

Qual è, a suo parere, il ruolo ideale per Giacomo? Dove riesce a esprimere meglio il suo talento?

«Secondo me quello che sta facendo ora, il sotto punta, se va sull’esterno invece perde qualcosina. È tecnico, rapido, ha il tiro sia di destro e sia di sinistro quindi dietro la punta può fare male. Conoscendo com’è fatto mentalmente, non ho problemi comunque nel dire che possa davvero fare bene».

Cosa porterebbe in più Raspadori a questa Juve e in quale aspetto potrebbe crescere di più a Torino?

«Già mentalmente è super, ma alla Juve giocando sempre per vincere in campionato, Coppa Italia e Champions League, può farlo crescere ancora di più sotto quell’aspetto. Se non cresci lì non so dove puoi farlo, vista tutta l’esperienza che puoi fare ad altissimi livelli. In termini tecnici, invece, lui è già avanti. È molto vispo, molto rapido. Poi insisto su questo aspetto: averlo all’interno dello spogliatoio farebbe bene a tutti, anche ai più esperti. È solare, si diverte a giocare a calcio, e in lui rivedo quella gioia che aveva sin da bambino».

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