Stendardo a RBN: «La Juve è stata una società esemplare»

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Stendardo a RBN: «La Juve è stata una società esemplare». L’ex calciatore sulla questione taglio di stipendi e l’emergenza Coronavirus

Guglielmo Stendardo, ex calciatore, ha parlato ai microfoni di Radio Bianconera nel corso della trasmissione Terzo Tempo.

JUVE – «Io ci terrei a dire una cosa, in questo momento drammatico che il Paese sta vivendo diventa difficile affrontare altri temi, ma dal punto di vista sportivo quando si affronterà il tema delle riforme bisognerà farlo attentamente. Dal punto di vista della sospensione e riduzione degli stipendi la Juventus è stata una società esemplare. Dal punto di vista morale sarebbe auspicabile in questo momento da parte dei calciatori super pagati dare parte del loro stipendio a scopo benefico per le Regioni più colpite, soprattuto la Lombardia. Dal punto di vista giuridico invece abbiamo tracciato due ipotesi. Se il campionato dovesse riprendere tra uno-due mesi, a quel punto non ci sono gli estremi per la sospensione dal punto di vista giuridico. Si parla dello stipendio di marzo e se seguiamo le cadenze federali lo stipendio di gennaio-febbraio-marzo la Serie A dovrà pagarlo entro fine maggio. Poi la sospensione degli stipendi dal punto di vista giuridico può avvenire solo in pochi casi, cioè quando c’è un problema di illecito sportivo, doping o scommesse. A quel punto le società possono procedere anche con una risoluzione unilaterale. Se il campionato invece dovesse riprendere le società potrebbero addivenire a un accordo bonario tra le parti, così come ha fatto già benissimo la Juventus».

EMERGENZA CORONAVIRUS – «In questo momento il virus non porta solo un’emergenza sanitaria, ma ci sarà anche un’emergenza economica che investirà il mondo del lavoro, non solo l’azienda calcio. le società tengono ai loro bilanci. Bisognerà capire chi dovrà rinunciare e a cosa. Sappiamo benissimo che gli incassi arrivano soprattutto dai diritti televisivi. Staremo a vedere quali sono i numeri, sicuramente bisognerà analizzarli sia se il campionato dovesse riprendere sia se si dovesse chiudere qui. Ci saranno danni per tutti e bisognerà capire come intervenire e chi dovrà intervenire. Io dico che da questa avversità bisogna trarre delle opportunità per cambiare, riformare strutturalmente il sistema, mettere da parte i personalismi e fare proposte di sistema. Il calcio è un’azienda che dobbiamo assolutamente tutelare, ma dobbiamo mandare anche dei messaggi etici e culturali».

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