
L’ennesima dimostrazione di strapotere tecnico offerta contro il Napoli certifica l’assurdità di un’utilizzazione col contagocce: il punto su Edon Zhegrova
La notte dell’Allianz Stadium ha regalato tre punti pesantissimi e risposte importanti, ma ha riaperto con forza il dibattito sulla gestione di Edon Zhegrova. Ancora una volta, subentrato nel corso della ripresa della sfida contro il Napoli, l’esterno offensivo ha spaccato la partita con i suoi strappi, la sua imprevedibilità e una qualità tecnica superiore che in pochi possiedono all’interno della rosa della Juventus. Eppure, la sensazione di un talento col freno a mano tirato continua a dominare: relegare un giocatore di questo calibro esclusivamente agli ultimi venti minuti di gara per il timore che sia restio alla fase difensiva è un lusso che una squadra in cerca di identità non può più permettersi.
La verità emersa dal campo è che Zhegrova possiede quel cambio di passo e quella capacità di saltare l’uomo capaci di liberare la manovra offensiva dalle attuali rigidità. Continuare a considerarlo un’arma da rotazione tardiva rischia di mortificarne le potenzialità e di privare i bianconeri di una fonte primaria di pericolosità negli ultimi trenta metri. La fase di non possesso e il sacrificio tattico sono dogmi importanti per Spalletti, ma il talento puro merita di essere protetto e inserito nel sistema, trovando il giusto compromesso per esaltarne la genialità senza costringerlo a snaturarsi completamente nei ripiegamenti bassi.
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È arrivato il momento di cambiare definitivamente la storia e di riscrivere il suo destino, concedendogli una chance dal primo minuto in campionato. Solo affidandogli una maglia da titolare e caricandolo di responsabilità si potrà capire se la Juventus ha tra le mani il vero e proprio fattore svoltante della propria trequarti. La palla passa ora al tecnico di Certaldo: Zhegrova ha dimostrato con i fatti di essere pronto a prendersi la scena, ora tocca alla squadra metterlo nelle condizioni di brillare dal primo al novantesimo.