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Zazzaroni: «Credete davvero che il problema del calcio italiano sia questo!?»

Zazzaroni: «Credete davvero che il problema del calcio italiano sia questo!?». Il commento del direttore del Corriere dello Sport
L’apocalisse del calcio italiano non si risolve semplicemente cambiando la guida tecnica o il vertice federale. Nel suo tagliente editoriale sul Corriere dello Sport, Ivan Zazzaroni smonta impietosamente gli alibi del nostro movimento.
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«Credete davvero che in Italia […] il problema di strutture e stadi sia solamente burocratico e politico?» esordisce il direttore. I numeri sono una sentenza: dal 2007 abbiamo costruito solo tre nuovi impianti, facendoci superare persino dalla Turchia (31 stadi ex novo). La colpa è sistemica: «Abbiamo i peggiori impianti del Continente perché negli ultimi vent’anni non abbiamo avuto i migliori dirigenti, esaltati nell’illusione di rincorrere risultati sportivi quando in realtà perseguivano interessi laterali».
La stessa miopia avvelena il tema dei vivai. «E credete veramente che il problema dello scarso impiego dei giovani derivi dalla carenza di talento?». La realtà, accusa Zazzaroni, è che «il profitto a breve termine ha spinto i club a scegliere assurde scorciatoie», sacrificando la formazione sull’altare di un finto risultato economico. Un collasso certificato dal disastro della Lega Pro, con «122 società non ammesse» negli ultimi vent’anni e «507 punti di penalizzazione» dal 2011 a oggi. Il calcio è un’industria in perenne perdita dove, a differenza delle vere aziende, chi sbaglia non paga quasi mai.
Passata «la notte dei lunghi coltelli» con le dimissioni di Gravina — sollecitate dalla politica —, le vere riforme restano al palo. Sul tavolo giacciono cronoprogrammi ignorati che parlano di infrastrutture, sgravi fiscali per chi investe sui giovani, l’1% sulle scommesse e format dei campionati.
Eppure, il Paese guarda altrove. «La nostra morbosa curiosità si concentra esclusivamente su chi potrà essere il nuovo ct» e sulle tattiche, dimenticando che «i giocatori italiani a disposizione saranno sempre gli stessi: 3 su 11 nei club di Serie A». In attesa delle elezioni del 22 giugno, la politica del pallone pensa solo alla gestione del consenso e alle alleanze. Un teatrino vecchio e logoro, che Zazzaroni definisce beffardamente «“l’eterno ritorno della DC”».