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Spalletti denuncia il calo ma non interviene: perché?

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Spalletti ha denunciato il calo della Juventus nel secondo tempo del match con il Genoa: l’analisi di quanto successo e delle sue parole

La sindrome del Dottor Jekyll e Mister Hyde colpisce la Juventus. Nonostante il rotondo 2-0 rifilato al Genoa, l’aria che si respira nel post-partita non è quella della festa, ma della severa autocritica. Luciano Spalletti si presenta in conferenza stampa con il volto scuro di chi ha visto la sua creatura specchiarsi e, all’improvviso, non riconoscersi più.

Il paradosso bianconero si consuma nei 90 minuti dello Stadium. I primi 45 sono una sinfonia perfetta nella fase iniziale e in quella finale, un monologo che asfissia il Grifone. La Juve manovra con pazienza e colpisce con ferocia: prima Bremer sblocca di testa, poi McKennie finalizza un triangolo da manuale del calcio orchestrato da Cambiaso e Yildiz. «Nel primo tempo siamo una squadra top», ammette Spalletti, fotografando una squadra padrona, capace di nascondere il pallone agli avversari.

Poi, il buio. Nella ripresa, la Juventus stacca inopinatamente la spina dopo il palo colpito da David, arretrando il baricentro e facendosi imbrigliare dalla fisicità e dalla disperazione del Genoa, ringalluzzito dall’ingresso di Baldanzi (da Nazionale secondo il mister bianconero, ho qualche dubbio che troverà un CT pronto a puntare su di lui). Serve un miracolo di Di Gregorio – subentrato a Perin e decisivo nel parare un rigore a Martin causato da un’ingenuità di Bremer – per evitare il tracollo nervoso. È qui che l’analisi del tecnico si fa chirurgica e spietata: «C’è la fase di possesso e non possesso, poi c’è la terza fase che è quella di nessuno. Noi nel secondo tempo siamo stati perennemente nella fase di nessuno, dentro al caos dello scorrimento della partita».

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Spalletti non accetta cali di tensione tecnici e mentali. L’allenatore predica il vangelo dell’ambizione costante: «È l’auto-esigenza come parametro. Tiro sempre una riga dietro ai miei talloni e non riscendo, ogni tanto invece si ritorna indietro e non so come mai». La vittoria porta tre punti, ma lascia in eredità un monito pesantissimo per lo spogliatoio. «Se siamo quelli lì siamo una squadra normale, se siamo quelli del primo tempo siamo straordinari», chiosa il mister. Il talento, da solo, non basta più: la vera sfida della Juventus, da domani, è sconfiggere la propria discontinuità. Ma resta un dubbio: con sostituzioni più veloci non si può cercare di rispondere a questa sensazione di apatia? Spalletti non ha cambiato (se non ruolo su ruolo, Milik per David) fino a 8 minuti dal termine. É il segnale che non crede più alle risorse a disposizione dalla panchina? Oppure pretende che la squadra – quella che è in campo – si dimostri capace di riattaccare la spina?

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