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Malagò in corsa per la presidenza FIGC? L’ex numero uno del Coni esce allo scoperto: ecco cosa ha detto

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Malagò resta in piena corsa per la presidenza della FIGC, ma da parte sua c’è la volontà di correre solamente in un caso. Ecco tutti i dettagli

Il panorama sportivo italiano si trova a un bivio decisivo dopo l’addio di Gabriele Gravina alla FIGC. In questo clima di incertezza, il nome di Malagò è emerso come il perno attorno a cui potrebbe ruotare la ricostruzione dell’intero sistema calcio. Durante la sua partecipazione al podcast «Sette Vite», condotto da Hoara Borselli, l’attuale Presidente del CONI ha affrontato con estrema chiarezza le voci che lo vorrebbero alla guida della Federcalcio.

Il punto fermo da cui parte Malagò è il rispetto delle procedure e dei ruoli. Nonostante il pressing mediatico, il dirigente ha voluto spegnere ogni accusa di ambizione personale smisurata: «Voglio subito precisare che non mi sono autocandidato e non ho intrapreso alcuna iniziativa formale».

Il coinvolgimento di Malagò nasce infatti da una richiesta esterna, precisamente dai vertici del massimo campionato nazionale. A tal proposito, ha chiarito: «Diversi esponenti della Lega Serie A mi hanno sondato per capire la mia disponibilità. Li ho ringraziati per la grande stima, ma ho ribadito che senza un atto formale non è giusto fornire risposte definitive». Per il numero uno del CONI, la forma è sostanza: «Solo quando arriverà una proposta ufficiale da parte di una delle componenti farò le dovute riflessioni. Senza questo passaggio fondamentale, non mi metto nemmeno in gioco».

Ciò che rende la figura di Malagò così centrale è l’incredibile compattezza mostrata dai club di massima serie. Ben diciannove società su venti hanno infatti espresso il proprio gradimento verso la sua figura, un evento quasi senza precedenti: «È un dato che fa oggettivamente impressione, considerando che parliamo di un ambiente tradizionalmente complicato e diviso, in cui spesso si faticava a raggiungere una maggioranza».

Proprio questa unità è la condizione necessaria affinché Malagò accetti la sfida: «Assistere a diciannove club che si uniscono sul nome di una figura terza ed esterna alle dinamiche federali è un elemento di grandissimo rilievo. Senza una tale unità di intenti, con ogni probabilità mi sarei già tirato indietro». Secondo il dirigente, la scelta dei club ricade su di lui per una questione di reputazione: «Penso mi vengano attribuite serietà e credibilità. Nelle fasi più difficili c’è bisogno di una figura concreta che sappia mantenere la rotta. Essere affidabili dovrebbe rappresentare la base per chi assume incarichi di vertice, ma a quanto pare non è un tratto così comune».

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Sul piano programmatico, Malagò non intende procedere per strappi o proclami solitari. Il suo approccio alla Federazione sarebbe improntato alla collegialità: «Voglio mantenere la massima correttezza: un’eventuale discesa in campo deve necessariamente basarsi su un progetto comune».

Ogni cambiamento strutturale, secondo la visione di Malagò, deve passare per il confronto con tutte le parti in causa: «Espormi adesso equivarrebbe a lanciare un programma senza aver prima dialogato con tutte le anime del sistema. Conosco le dinamiche di questo mondo e so che vanno rispettati i tempi giusti».

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