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Caso arbitri, nessun nuovo indagato dopo il vertice in Procura: cosa sta succedendo e le prossime mosse

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Caso arbitri, nessun nuovo indagato dopo il vertice in Procura. Ora l’inchiesta andrà avanti e le prossime settimane saranno decisive

Il panorama calcistico italiano è nuovamente scosso da una bufera giudiziaria che mette sotto la lente d’ingrandimento l’integrità delle competizioni. Il cosiddetto caso arbitri sta dominando le cronache sportive e giudiziarie, portando alla luce dinamiche opache nella gestione delle designazioni e dei rapporti tra i vertici arbitrali e le società.

Secondo quanto riferito dall’Ansa, le ultime novità indicano una fase di stallo operativo. Dopo un recente vertice tra il procuratore di Milano, Marcello Viola, e il pm Maurizio Ascione, è emerso che il perimetro dell’inchiesta non è destinato ad ampliarsi nell’immediato. Per il momento, nel caso arbitri, non si ravvisa la necessità di iscrivere nuovi nomi nel registro degli indagati, mantenendo il focus sui cinque profili già sotto inchiesta.

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La figura centrale di questo terremoto è l’ex designatore Gianluca Rocchi. Gli inquirenti stanno analizzando con estrema attenzione il materiale raccolto dalla Guardia di Finanza, cercando conferme sulle presunte irregolarità commesse. Le accuse verso Rocchi sono pesanti e riguardano tre episodi di concorso in frode sportiva.

Il fulcro del caso arbitri ruota attorno a due filoni principali:

  • Pressioni sulla sala VAR: La celebre “bussata”, un intervento volto a influenzare le decisioni tecnologiche durante il match Udinese-Parma.
  • Designazioni pilotate: Il sospetto che la scelta dei fischietti venisse modulata in base al gradimento di determinati club, con particolare riferimento all’Inter.

In questo contesto, anche la posizione dell’ex supervisore Andrea Gervasoni resta al vaglio della Procura, mentre si scava nei file audio e nelle testimonianze raccolte nelle ultime settimane.

Un altro episodio che tiene banco nel caso arbitri riguarda la sfida disputata a San Siro il 2 aprile 2025. Sebbene l’ipotesi di reato sia quella di frode sportiva, la Procura ha chiarito che l’audizione di figure interne al club nerazzurro non ha portato a nuovi sviluppi investigativi. Il numero degli indagati resta dunque cristallizzato a cinque unità.

L’obiettivo della magistratura è ora quello di processare l’ingente mole di dati entro l’estate. Solo allora si capirà se l’intero impianto accusatorio reggerà o se il caso arbitri si avvierà verso un’archiviazione parziale, lasciando però un segno indelebile sulla credibilità del sistema calcio nel nostro Paese.

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