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Elkann si prepara al nuovo aumento di capitale senza UCL: quanto denaro inietterà nella Juve

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Elkann si prepara al nuovo aumento di capitale senza UCL: quanto denaro dovrà iniettare nella Juve. Gli introiti dell’Europa League non bastano

La settimana in casa Juventus si preannuncia caldissima e ricca di confronti decisivi. La proprietà, guidata da John Elkann, ha intenzione di avviare una serie di colloqui a 360 gradi che coinvolgeranno tutti i vertici societari: dal tecnico Luciano Spalletti all’amministratore delegato Damien Comolli, fino a Giorgio Chiellini. L’obiettivo è analizzare a fondo l’origine della crisi prima di intervenire, formulando una diagnosi precisa per avviare la necessaria ricostruzione senza farsi prendere dalla frenesia, ma con la consapevolezza che una sterzata radicale sia ormai inevitabile. Lo riporta Tuttosport.

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Se sul fronte tecnico le soluzioni per il futuro possono stimolare la fantasia, dal punto di vista economico la strada è tracciata dall’unico piano B plausibile, sebbene finora mai auspicato: un nuovo aumento di capitale da parte di Exor. La holding dovrà rimettere mano al portafogli per coprire perdite stimate intorno agli 80 milioni di euro, generate dal quasi certo addio alla Champions League. A mitigare parzialmente il passivo ci saranno gli introiti dell’Europa League, competizione alla quale i bianconeri sono già aritmeticamente qualificati. Con un cammino prudente fino agli ottavi di finale, il club potrebbe incassare circa 20 milioni di euro di base, cifra che potrebbe salire fino a 30-40 milioni totali in caso di percorso perfetto, a cui andranno sommati i ricavi da botteghino e le partnership commerciali.

La Juventus dovrà quindi colmare un divario netto di almeno 50 milioni di euro. I paletti della Uefa e la “squad cost rule” impongono che il rapporto tra stipendi e ammortamenti non superi il 70% dei ricavi complessivi. Di conseguenza, la società si trova di fronte a due scenari: uno più aggressivo, con investimenti pesanti coperti dalla proprietà, e uno più prudente, votato alla sostenibilità. Quest’ultima via, focalizzata sulla riduzione del costo della rosa, sul taglio degli ingaggi più pesanti e sulla cessione strategica di un big, appare la più probabile per respirare a livello finanziario e traguardare il pareggio di bilancio entro il giugno 2027. Il ridimensionamento economico appare del resto inevitabile se si confrontano i 2,47 miliardi di euro distribuiti dalla Champions League con i soli 565 milioni del montepremi totale della “sorella minore” europea.

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