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Paulo Sousa non ha dubbi: «La Juve per tornare in alto deve avere un progetto molto chiaro»

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Paulo Sousa in una lunga intervista a ‘Tuttosport’ ha ripercorso la sua carriera con la Juventus soffermandosi anche sul futuro

A trent’anni dal trionfo in Champions League, Paulo Sousa ha concesso una lunga intervista ai microfoni di Tuttosport per analizzare il momento attuale del club bianconero e ricordare il passato. L’ex centrocampista, che in Italia ha indossato le maglie di Juventus e Inter prima di guidare dalla panchina Fiorentina e Salernitana, ha espresso la sua opinione sul delicato percorso di rifondazione della Vecchia Signora:

«Il processo di rinnovamento della Juve è coinciso con il picco di altre squadre, creando un divario competitivo più ampio. Non tutti i club riescono a restare sempre al vertice, basta guardare lo United dopo l’addio di Ferguson. Serve una giusta struttura, una leadership carismatica e ambiziosa, un progetto ben definito, qualcosa che non sempre è compatibile con la pressione immediata dei risultati. Queste sono le condizioni affinché la Vecchia Signora possa tornare a ciò a cui ci ha abituati».

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Nel corso del colloquio, Paulo Sousa si è soffermato sul rapporto indissolubile con i vecchi compagni di spogliatoio e, in particolare, ha voluto dedicare un pensiero commovente e profondo alla memoria di Gianluca Vialli:

«Per via della mia professione di allenatore e per i percorsi che la vita ci riserva, non conviviamo tanto quanto vorremmo. Ma una cosa è certa: vittorie di quella dimensione creano legami forti. Il rispetto che esiste tra tutti è la prova che eravamo, prima di tutto, un gruppo di uomini con l’obiettivo di vincere tutto. Con Luca è stata fin dall’inizio una relazione speciale. Chi avrebbe mai immaginato che avrebbe venduto il suo appartamento per comprarne un altro proprio accanto a quello dove vivevo io? Bussava quasi ogni giorno alla mia porta e passavamo ore a parlare di calcio. Era un leader carismatico, divertente, disciplinato e metodico, un attaccante moderno che ancora oggi farebbe la differenza. Un vero amico».

Parlando del proprio percorso professionale e dei desideri per il domani, il tecnico portoghese ha manifestato il suo legame con il nostro Paese, che considera ormai una seconda patria a tutti gli effetti, aprendo le porte a un possibile ritorno nel campionato di Serie A:

«Il Portogallo è il mio Paese, la mia patria, ma l’Italia è casa. Mi ha aiutato a crescere come calciatore professionista e come persona. Condivido con gli italiani il modo di vivere il calcio e la vita, mi mancano entrambe le cose. La Juventus è uno dei migliori club al mondo e ho avuto la fortuna di vincere con loro. Sono un allenatore di calcio professionista e so distinguere bene ogni cosa. Quello che so è che voglio allenare club e squadre che abbiano la stessa mentalità, ambizione e voglia di vincere titoli».

Infine, l’allenatore lusitano Paulo Sousa ha tracciato un’interessante analisi tattica e caratteriale mettendo a confronto due profili di grande talento come Federico Chiesa e Francisco Conceiçao:

«Caratteristiche diverse, ma stessa ambizione di vincere. Federico ha una maggiore capacità di giocare vicino alla porta, spalle alla porta, con grande disponibilità a movimenti di rottura verticali e diagonali, ed è ossessionato dal segnare. Francisco possiede la stessa irriverenza competitiva, sta crescendo tatticamente, è fortissimo nell’uno contro uno da fermo e può cambiare qualsiasi partita».

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