
Intervista ad Andrea Barzagli: «Ecco qual era la forza della mia Juventus. Ora nessuno riesce a mettere una base per costruire»
Pilastro insostituibile dell’epopea dei nove scudetti consecutivi e colonna della leggendaria retroguardia bianconera, Andrea Barzagli ha ripercorso le tappe fondamentali della sua carriera intervenendo al podcast Colpi da Maestro su YouTube. L’ex difensore toscano ha riavvolto il nastro fino al gennaio del 2011, quando il suo arrivo a Torino rappresentò una vera e propria svolta esistenziale e professionale, giunta al culmine di una parentesi complicata in Germania con la maglia del Wolfsburg:
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«Dopo il Wolfsburg sono rientrato in Italia, alla Juve, che avevo una famiglia, mi stava nascendo il secondo figlio. L’anno dopo la Bundes non è stato semplicissimo, sono stato messo anche fuori rosa. Poi è arrivata questa botta di fortuna, io la chiamo così: alla Juventus è arrivato Paratici, che veniva a vedermi a Wolfsburg, quando mi hanno detto dei bianconeri son voluto andare subito. Sapevo che sarebbe stata la mia ultima opportunità. Mi aspettavo una grande dopo il Mondiale 2006 e forse quello mi ha infastidito. A 29 anni mi son ritrovato l’occasione di andare in una grande squadra e ci sono andato da uomo maturo e professionista».
Da quella scommessa vinta prese forma una delle pagine più gloriose della storia juventina. Insieme a Leonardo Bonucci e Giorgio Chiellini, protetti alle spalle dall’infinita classe di Gigi Buffon, Barzagli diede vita alla celebre BBC, un muro difensivo capace di dominare in Italia ed eccellere in Europa grazie a un’alchimia tattica e motivazionale irripetibile.Un’unione d’intenti che l’ex campione del mondo ha descritto con trasporto, soffermandosi sulla centralità del blocco italiano e sulla feroce cultura del lavoro:
«Lì si è creato qualcosa, forse anche per una mentalità comune a tutti. Compreso Gigi Buffon dietro, che se non lo citi si arrabbia. Abbiamo trovato un’affinità incredibile sul campo, senza mai dirci niente l’uno con l’altro: solo uno sguardo. Ogni anno ripartivamo con l’obiettivo di fare qualcosa di più, spingendoci a vicenda e quella probabilmente è stata la vera fortuna della Juventus. La mentalità era quella di arrivare all’obiettivo, la voglia era di prendere il posto all’altro e alzare ancora di più il livello. Certe volte gli stranieri arrivano e sono un pelo più distanti, invece per quella Juventus sono stati proprio importanti. La base forte era italiana, entravi e notavi la professionalità e la forza di ognuno, al di là dei vari leader. Per primo Buffon, quello assoluto. E dico che mentalmente è dura, anche più del fisico: stare dietro a quel calcio è tosta, sei esausto».
Il contrasto tra quella corazzata d’altri tempi e le attuali traversie della Juventus è inevitabilmente balzato al centro della riflessione. Chiamato a commentare il delicato momento vissuto dal club torinese, alle prese con l’ennesima ricostruzione tecnica e societaria per uscire dalla crisi, Barzagli non ha nascosto una sincera e amara lucidità nell’analizzare le difficoltà di un ambiente che fatica a ritrovare radici stabili:
«Da anni intraprende cambiamenti non semplici, siamo alla terza dirigenza. La cosa buona sarebbe ottenere un risultato importante con un gruppo che c’è magari da qualche anno e riesce a mettere una base. In questi anni, nessuno è riuscito a metterla per ripartire e creare la Juve di una volta. Non per forza la mia, eh, ma ci sono state Juventus con le basi forti, che si tirano su e da lì costruiscono. Io vedo che ogni anno cercano di fare qualcosa e non ci stanno riuscendo».