
Continuano le difficoltà di Zhegrova. Il kosovaro anche contro il Lecce è rimasto in panchina per tutti i 90 minuti
Nonostante l’esclusione dalle liste UEFA rappresenti un duro colpo per le sue ambizioni europee, Edon Zhegrova sta dimostrando sul campo di meritare ben altro trattamento. L’esterno offensivo della Juventus, spesso costretto a guardare i compagni dalla panchina, continua a lanciare segnali inequivocabili a suon di prestazioni di altissimo livello.
La sua utilità alla causa è certificata dai numeri e dall’impatto devastante avuto nei brevi spezzoni concessi fin qui. Come dimenticare la sua doppietta contro il Sassuolo, oppure il pregevole assist vincente sfornato contro l’Atalanta?
Eppure, nonostante questo ruolino di marcia invidiabile, la gestione del talento kosovaro sta facendo discutere tifosi e addetti ai lavori. Nell’ultimo impegno di campionato contro il Lecce sono rimasti impietosamente a quota zero i minuti giocati, una scelta tecnica che stride fortemente con lo stato di forma smagliante del ragazzo. A complicare ulteriormente la situazione tattica interviene il recente passaggio al modulo 5-3-2 deciso da Spalletti, un assetto che privilegia la densità e la copertura a scapito degli esterni puri, penalizzando inevitabilmente le caratteristiche naturali del fantasista.
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Ridurre ai minimi termini il minutaggio di un elemento capace di spaccare le partite in qualsiasi momento rischia di diventare un lusso eccessivo per la squadra. La stagione è lunga, densa di impegni ravvicinati e ricca di insidie: valorizzare la qualità e la freschezza tecnica del fantasista non è soltanto un atto dovuto verso il rendimento recente, ma una necessità imprescindibile per mantenere alte le ambizioni stagionali. La panchina prolungata rischia di spegnere l’entusiasmo di un calciatore che, ogni volta che viene chiamato in causa, risponde presente con giocate da predestinato. Servirà trovare il giusto compromesso tattico per restituire centralità a un giocatore imprescindibile nella manovra offensiva.