
«I giocatori della Juve si nascondono, sono imbarazzanti e sopravvalutati. E dovrebbero stare tutti zitti»: Massimo Mauro durissimo
Massimo Mauro ha analizzato senza sconti tutti i problemi della Juventus in un’intervista a La Gazzetta dello Sport.
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POCA PERSONALITA’ – «Guardate cosa ha fatto Marcus Thuram con l’Inter nella partita contro la Fiorentina: sembrava dire ai compagni: “date la palla a me che ci penso io”. Questi sono i giocatori che hanno un’identificazione con la propria squadra e società. Alla Juventus tutto questo non c’è: manca completamente il senso di appartenenza».
SPOGLIATOIO – «Intanto lo spogliatoio è una torre di Babele che mi ricorda le critiche che si facevano sull’Inter di Moratti. Poi c’è un gruppo di giocatori che in campo quando la palla ce l’ha il compagno si nasconde. Contro il Genoa ho visto solo un calciatore che una volta si è assunto la responsabilità di rischiare: Kolo Muani, quando ha dribblato due avversari e ha messo il pallone in mezzo. Il resto è stata una cosa imbarazzante».
RIMPROVERI DI MCKENNIE E BREMER – «Quando si innesca lo scaricabarile in uno spogliatoio vuol dire che la situazione è parecchio complicata: io credo che, in momenti come questi, i calciatori, siano essi il capitano o l’ultimo della rosa, dovrebbero stare zitti e a parlare dovrebbero essere soltanto la società e l’allenatore. Poi, McKennie dovrebbe andare a rivedersi pure le partite che giocava l’anno scorso… Forse, bisogna ammettere che tutti, da noi commentatori ad allenatori e dirigenti, abbiamo sopravvalutato alcuni giocatori»
A CHI SI RIFERISCE? – «Magari lo stesso McKennie non meritava un rinnovo di contratto a tre milioni e mezzo all’anno. Oppure Kolo Muani non era il calciatore da inseguire per tre sessioni di mercato di seguito. O ancora Woltemade, uno da prendere in prestito secco a 3 milioni per un anno, senza nessun diritto per il futuro. Che, poi, visto come gioca, forse va bene anche così… Per non parlare poi di chi è alla Juve da un po’ di tempo: Bremer, per esempio, è l’ombra del giocatore che i bianconeri avevano acquistato. O Cambiaso, che ho sempre pensato fosse fortissimo e invece nelle difficoltà è scomparso. È per questo che il giochino di prendersela con l’allenatore non mi fa impazzire… La Juve ha il secondo monte ingaggi della Serie A, il che dovrebbe significare che in rosa ci siano giocatori di personalità e di grande spessore. Invece i punti in classifica e le prestazioni nelle partite non lo confermano».
SPALLETTI – «Ho sempre detto e lo ripeto: quando si vince l’allenatore ha il 30% di merito, quando si perde il 30% di demerito. Il resto è dei calciatori. Spalletti è uno che sa stare in situazioni difficili e con lui, in pochissimo tempo, ho visto giocare la Juve in maniera stupefacente. Adesso, invece, sembra la Juve di Tudor, con tutto il rispetto per il croato: una squadra involuta, senza capo né coda. Fossi in Luciano, però, io parlerei tanto delle assenze di Yildiz, Thuram e Locatelli. Lui è un grande a non farlo, ma se qualcuno comincia a rompergli le scatole, allora sarebbe giusto ricordare che mancano tre giocatori importantissimi».
CAMBIO MODULO – «Se in campo non metti intensità, hai il passo felpato, non hai voglia di arrivare prima dell’avversario sulla palla, saltare più in alto di testa o vincere un contrasto, i moduli restano solo numeri. Il problema è che lo spogliatoio non è più juventino e l’esempio opposto dell’Inter lo conferma: Chivu nell’intervista dopo la partita contro la Fiorentina parla del rigore non dato, quindi difende la maglia. Alla Juve, invece, non litiga più nessuno: ormai è un posto dove le avversarie passano e possono vincere senza disturbi. E questo perché i calciatori vanno piano e non picchiano più degli altri. Ma la responsabilità è anche di chi non ha saputo rinnovare negli anni la grande Juve».
COLPA DELLA PROPRIETA’? – «Assolutamente no, anche perché ci ha messo un sacco di soldi. Mi ad alcuni dirigenti che hanno pensato che arrivare alla Juve fosse un traguardo. E hanno cominciato a non rispondere più al telefono, a non imparare velocemente l’italiano, ad atteggiarsi da top manager anziché lavorare con umiltà. La Juve, però, te la devi conquistare giorno dopo giorno».
SQUADRA IN RITIRO – «È una vecchia abitudine che nel calcio di oggi era quasi scomparsa. E di solito lo fanno le squadre che lottano per la salvezza».
JUVE-NAPOLI – «Per la Juve rischia di essere sportivamente una tragedia, perché se pareggia o perde la situazione diventa davvero drammatica. Ma anche il Napoli non è che se la passi meglio: fino a mercoledì sera aveva tre punti in meno dei bianconeri. Certamente, non è lo Juve-Napoli che ricordo io…».