Juventus, anche gli infortunati parteciperanno al ritiro: c'è soltanto un assente giustificato
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Juventus, anche gli infortunati parteciperanno al ritiro: c’è soltanto un assente giustificato

Anche gli infortunati parteciperanno al ritiro della Juventus: c’è soltanto un assente giustificato

In uno dei frangenti più delicati, complessi e carichi di tensione dell’intera stagione agonistica, la Juventus sceglie la via del rigore e dell’isolamento totale per provare a ritrovare la strada più giusta, logica ed efficace. Il tecnico Luciano Spalletti ha infatti proclamato una vera e propria mobilitazione generale, convocando l’intero gruppo squadra a partire da questa sera e fino al fischio d’inizio dell’attesissima sfida di domenica sera all’Allianz Stadium contro il Napoli. Si tratta di una misura perentoria e altamente simbolica, nata dalla ferma volontà di compattare l’ambiente e riscoprire quell’unità di intenti che si è drammaticamente sgretolata nelle ultime prestazioni.

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Il concetto di rosa al completo non ammette alcuna deroga ed è stato applicato con estrema rigidità: al raduno blindato presso il J-Hotel della Continassa prenderanno parte attiva anche tutti i calciatori attualmente infortunati Figure di primissimo piano come Kenan Yildiz, Manuel Locatelli, Khéphren Thuram, Nico Gonzalez, Chico Conceiçao e Zeki Celik saranno costantemente al fianco dei compagni abili e arruolabili, condividendo pasti, riunioni tecniche e sedute video tattiche. L’unico assente giustificato all’interno della truppa bianconera sarà il secondo portiere Kamil Grabara, vice di Guglielmo Vicario, rimasto temporaneamente in Polonia per completare il proprio programma riabilitativo. A scriverlo è La Gazzetta dello Sport.

Per la Vecchia Signora si aprono tre giorni di totale immersione vissuti come un autentico conclave all’interno del centro sportivo torinese. L’obiettivo primario non è soltanto correggere gli errori di campo o affinare i meccanismi difensivi, ma soprattutto ricostruire la chimica emotiva e la forza morale di un gruppo parso fragile e sfiduciato. Nelle intenzioni di Spalletti e dei vertici societari, questa clausura forzata rappresenta l‘estremo tentativo per spronare l’orgoglio dei calciatori in vista di novanta minuti particolarmente crucial. Tre giorni di riflessione profonda in attesa della fumata bianca: riscoprirsi finalmente come squadra e tornare a sentirsi un gruppo coeso e determinato.

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