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Allegri: «Vittorie di Conte con la Juve merito della società»

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Il tecnico bianconero si racconta a Paolo Condò, spaziando anche sull’operato del suo predecessore: «I tifosi erano giustamente legati a Conte perché lui aveva dato la possibilità di tornare a vincere ed io avevo fatto un’analisi lucida sulla squadra»

Allegri torna a parlare dell’infinita diatriba che lo ha visto – soprattutto nelle fasi iniziali contrapposto al suo predecessore Antonio Conte su chi tra i due fosse il profilo più idoneo allo stile Juventus, e lo fa in maniera diplomatica e pacata come è nelle sue corde: «Era un momento in cui sembrava fossi destinato alla Nazionale, ma alle cinque mi chiamano e mi dicono che il presidente mi voleva parlare, poi vidi un messaggio che diceva che Conte si era dimesso e allora capii. Eredità pesante? Ero sereno perché credevo che quella squadra avesse tanto da dare, soprattutto in Europa. Conte fece bene ma quello fu merito di tutti a partire dalla società, difficile che un allenatore faccia tutto da solo. Ostilità? I tifosi erano giustamente legati a Conte perché lui aveva dato la possibilità di tornare a vincere ed io avevo fatto un’analisi lucida sulla squadra».

SVOLTE – Interessante poi la parte di intervista in cui il tecnico livornese analizza due momenti chiave che hanno segnato sin qui la sua carriera in bianconero: la sconfitta contro il Sassuolo nella stagione 2015-2016 e quella contro la Fiorentina dell’annata appena trascorsa:  «Dopo Sassuolo io nemmeno parlai, parlarono il presidente, Evra e Buffon, io non avevo bisogno di parlare, c’era da ricostruire e la squadra poteva vincere un tot di partite. Una volta dissi ai ragazzi che lo scudetto si poteva vincere, credevano avessi fatto uso di sostanze, bastava riprendere il cammino. Sorrido quanto sento i santoni che dicono fanno e che sanno poco di calcio giocato e sensazioni, credevano fossimo finiti, ma io mi diverto. Dopo Firenze invece rimanemmo a quattro punti, entrare in un vertice negativo era un attimo. Avevamo bisogno di una svolta mentale e spaccare la stagione perché con quel modulo, quegli uomini non potevano dare di più».

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