Allegri e Spalletti sono veramente amici? I precedenti dicono tutt'altro: «Ti mangio il cuore pelato di m...»
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Allegri e Spalletti sono veramente amici? I precedenti dicono tutt’altro: «Ti mangio il cuore pelato di m…»

Allegri e Spalletti sono davvero amici? I precedenti dicono tutt’altro: «Ti mangio il cuore pelato di m…»

Sul fronte esonero Massimiliano Allegri gode di una serenità sconosciuta a Luciano Spalletti, nonostante un rendimento quasi identico che ha spinto il tecnico di Certaldo a rimarcare l’evidente disparità di trattamento. Per alleggerire la vigilia, Lucio ha speso un’innocente bugia: «Avrei voluto Max nella panchina vicina, lo andrò ad abbracciare dopo perché è un grande amico e un grande allenatore». Meglio evitare di riaprire vecchie ferite, dal celebre rifiuto di stringergli la mano fino alle intemperanze di Marco Landucci – stasera in panchina per la squalifica del livornese –, che un tempo gli ringhiò contro «pelato di merda, ti mangio il cuore». Del resto, l’ex ct della Nazionale sa di non avere le spalle coperte e affronta la sfida con l’acqua alla gola.

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Toscani diversi e spesso distanti, i due vivono l’orizzonte in modo antitetico: Lucio il mare lo scorge da lontano, dalla tenuta di Montaione verso Viareggio; Max lo abita quotidianamente nella sua Livorno, tra gabbionate, Terrazza Mascagni e Fossi. All’Allianz Stadium va in scena l’atto numero diciassette del loro duello personale, un faccia a faccia tra gli unici due allenatori capaci di infrangere il leggendario muro dei mille punti in Serie A. Un confronto nobile ma costellato da scintille, punzecchiature e veleni mai del tutto sopiti.

La storia dei loro incroci è infatti un susseguirsi di stoccate memorabili: dalle schermaglie del 2016 con la battuta di Max («Spalletti è molto bravo. Anche come attore…») e la pronta replica di Lucio («Perché non mi ha sentito cantare, lui è un livornese acutissimo…»), fino al concitato post-partita di Fuorigrotta con le accuse livornesi («Hai fatto un bel casino con il quarto uomo…») e il contrattacco («Casino? Ho sempre perso, una volta che vinco mi vieni a fare la morale?»). Fino all’iconico inseguimento per la stretta di mano dopo il 5-1 del Maradona. Stasera i due si incrociano in una Torino a due velocità: Allegri ci ha vinto cinque scudetti consecutivi e ha messo radici familiari, mentre Spalletti vive blindato tra il J-Hotel e il laboratorio della Continassa. Una sfida infuocata dove il terzo tempo non sarà mai banale.

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